Mappa della Nuova Zelanda con marcatore su Turangi
Mappa della Nuova Zelanda con marcatore su Turangi

Da subito, la mia vita  sfidava la convenzionalità: sì ho un nome italiano, sì sono nata a Roma, ma la mia madrelingua, cioè la prima lingua che ho conosciuto e parlato è l’inglese. La mia famiglia lasciò l’Australia, mia madre incinta di me, e si fermò a Roma, dove nacqui, e a tre mesi ritornammo dall’altra parte della terra, ma questa volta in Nuova Zelanda. Lì sono cresciuta, sono andata all’asilo, con amici Maori e vicini di casa inglesi.

Fino a che non ci trasferimmo in Venezuela all’età di 5 anni, l’inglese era l’unica lingua che parlavo (con disperazione dei miei genitori).

Per questo ho scelto il Kiwi come simbolo del mio inglese, nonostante come vedrete nelle immagini della mia vita, si sia evoluto in Americano, Inglese e alla fine, un inglese semplicemente mio, colto, letto e riletto all’infinito, pensato, sognato e parlato con i miei figli, senza limitazioni di nazionalità né nazionalismi.

Mio padre ne parla nella sua serie di libri autobiografici Una Vita Improbabile.

Copertina in lingua inglese di Una Vita Improbabile II: Antipodium
Copertina in lingua inglese di Una Vita Improbabile II: Antipodium