Salento – First week/Salentine – Prima settimana

I write in the morning. There is that perfume in the air, a scent that was also in Andalucia. Scent of Mediterranean pines, the sea, dry grass.

In the evening when my daughter and I are ready to sleep, Winston starts singing. That is what we called the mysterious and lazy night bird in memory of a famous jazz player, because Jazz is the music of the night. Then they told us it was an owl.

460x280_920Civetta (foto di Mariella Nicastro)

Winston’s song appeared to be extremely monotonous at first: only a note, repeated loud and clear at the same beat, from the same identical place on some olive tree behind us, every night. Then we heard that no, he changes it! Sometimes it changes, sometimes he adds another, about every hour.

His is a delicate and careful job, and Winston is singing to us every night as a lullaby, keeping us company when we stayed awake to catch mosquitoes (thanks to Raid, that’s in the past now) or when we were cold, that sudden and unexpected cold that greeted us when we first got here. Even that, it seems, is an old story.

Iolanda, the grandmother of the host family, says life is not always pink, it is sometimes grey, but when it’s grey, you should look at it as if it still were pink, to more easily find solutions to any problems. How right she is, and how much easier it is to see it pink here, surrounded by generous nature, sea, scents, and chatty night owls.

From Francesco, our first arrival point in the beautiful Bari, to our neighbours, all known over a few days, we found nothing but gentle people, with a ready smile, without pomp and without excess, just my type of people: gentle, sincere, but without being intrusive.

It is true that so many heavy things are going on in the world. It is true that somehow I am amused to see May rush into this election because she knows that Brexit (what drove us to leave England) will be a monstrous mess, but she does not want the historical responsibility to fall on her. And how can you blame her? But I no longer care.

Instead, I want to be more involved in my local reality.

For example, I noticed that outside every supermarket, at different times of the day, there is an African boy or girl who asks for a bit of spare cash. Helping you with the trolley, always polite, they try not to be intrusive. I thought that one day, if I were able to found a job exchange centre, I would stop and instead of money I would offer them a business card. But I couldn’t resist and blurting out a frustrated expression in English, (I’ll call him Andrea because I did not have the promptness to ask for his name), Andrea asked me to stop and chat, and I stopped and talked to him.

He told me he has a wife, and two children. He came to work in the countryside, but when the countryside labour season ends, he still has to feed his children. He tells me that he does not like standing in front of the supermarket either.

I told him Of course! You are young, you are capable!

He proudly tells me Exactly! I am a boxer! And he takes the stance. He tells me sometimes they ask him to do some fighting here, but they do not pay him.

I tell him, “You could teach boxing to the boys here!”

“Yes, I would love it!”

But I’m black, he says. I tell him: No, that’s not so much it. You’re a foreigner, an immigrant, that’s the real problem.

I tell him I wishedI could do something more one day, but in the meantime, I’ll give him a couple of euros, to wish him good luck, I thank him for the chat, and I bid him farewell. I think to myself this young man speaks four languages: the Italian I heard, the English we talked in, the French he almost certainly speaks fluently for the area of Africa he is from, and his local language. Four languages and can’t get him to work?

Then my daughter, whom I had left in the car telling her I was just going to put the trolley back, arrived. She was in tears, scared, because I wasn’t coming back. A sign from life that, alas, the time to help others has not yet come, we must first settle down ourselves.

As we left, my daughter still in tears, I see Andrea joyfully waving goodbye. It’s not for the money, it’s for the chat. We are all human beings, we all have the right to be treated as such, with dignity.

I am also interested in the large amount of stray, abandoned dogs (and cats). L.’s dad says to me that there used to be a collection service, a kennel, now it costs too much. People come here and leave them, every summer the same thing. My daughter and I want to do something, but for that also, it is not the time yet. Right now I just have to think that my dog and my cats will arrive from England in late May. And my husband is coming to visit for a whole week! I can’t wait.

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Scrivo al mattino. C’è quel profumo nell’aria, quel profumo che c’era anche in Andalucia.

La sera quando mia figlia ed io noi siamo già pronte ad andare a dormire, inizia a cantare Winston, come abbiamo chiamato il misterioso uccello notturno più pigro del mondo, prima che ci dicessero che si tratta di una civetta, per ricordare un famoso Jazzista, perché il Jazz è la musica della notte.

460x280_920Civetta (foto di Mariella Nicastro)

Winston ha un canto che all’inizio pensavo fosse estremamente monotono: solo una nota, ripetuta chiara e lucidamente allo stesso ritmo, dallo steso identico luogo su qualche ulivo dietro a noi, tutte le notti. Poi abbiamo sentito che no, che lui la cambia! A volte cambia nota, a volte ne aggiunge un’altra, ogni ora circa.

Il suo è un lavoro delicato e attento, e a noi Winston ci canta tutte le notti la ninna nanna, ci faceva compagnia quando restavamo sveglie a catturare zanzare (grazie a Raid, è una evento del passato) o quando avevamo freddo, per via del freddo improvviso e inaspettato che ci ha accolte qua in Salento. Anche quello, mi sa, una vecchia storia.

Iolanda, la nonna della famiglia dei padroni di casa, dice che la vita non sempre è rosa, talvolta è grigia, ma quando è grigia, bisogna guardarla comunque come fosse rosa, per trovare facilmente le soluzioni ai problemi. Quanto ha ragione, e quanto risulta più facile vederla rosa qui, circondati da natura generosa, mare, profumi, e civette canterine.

Da Francesco, il nostro primo punto di arrivo nella bellissima Bari, ai nostri vicini di casa, conosciuti tutti in pochi giorni, non abbiamo trovato che persone gentili, col sorriso pronto, senza sfarzo e senza eccessi, come piacciono a me: gentili, sinceri, ma senza essere invadenti. La mia gente.

È vero che stanno succedendo tante cose pesanti al mondo. È vero che un po’ mi diverte vedere la May che si arrabatta a far fare le elezioni perché sa che Brexit sarà un pasticcio mostruoso, ma non vuole che la responsabilità storica ricada su di lei. E come biasimarla? Ma non mi interessa più.

Invece voglio interessarmi della mia realtà locale.

Ad esempio ho notato che fuori da ogni supermercato, in diversi orari del giorno, c’è un ragazzo o una ragazza africana che ti chiede un soldino. Ti aiuta col carrello, sempre gentili, cercano di non essere invadenti. Pensavo che un giorno, quando sarò riuscita a fondare un centro per lo scambio del lavoro, mi fermerò e invece del soldino offrirò loro un biglietto da visita. Ma non ho resistito e avendo fatto un commento in inglese di frustrazione, lui, chiamiamolo Andrea perché non ho avuto la prontezza di chiedergli il nome, mi ha chiesto di parlare, e io mi ci sono fermata e ci ho parlato.

Mi ha detto che ha una moglie, e due bambini. È venuto per lavorare nella campagna, ma quando la stagione del lavoro in campagna finisce, lui deve comunque ancora dare da mangiare ai suoi figli. Mi dice che anche a lui non piace stare davanti al supermercato.

Gli ho detto caspita, sei giovane, sei abile!

Lui con orgoglio mi dice Infatti! Prima facevo il pugile! E si mette nella posizione. MI dice che alle volte gli chiedono di fare i combattimenti qua, ma non lo pagano.

Io gli dico: “Potresti insegnare pugilato ai ragazzi di qua!”

Sì, mi piacerebbe moltissimo!”

Ma sono nero, dice. Io gli dico: No, non è tanto quello. È che sei straniero, immigrato, è quello il problema.

Gli dico beh, spero un giorni di poter fare qualcosa, ma nel frattempo, gli do un paio di euro, per augurargli buona fortuna, lo ringrazio per la chiacchierata, e lo saluto. Penso accidenti, questo ragazzo parla 4 lingue: l’italiano che ho sentito, l’inglese con cui abbiamo chiacchierato, il francese quasi certamente per la zona d’Africa da cui proviene, e la sua lingua locale. Quatto lingue e non possiamo farlo lavorare?

Dopodiché arriva mia figlia che avevo lasciato in macchina, dicendole che sarei andata a riportare il carrello. Era in lacrime, spaventatissima, perché non mi aveva vista tornare. Un segno della vita che, ahimè, il momento di aiutare gli altri non è ancora giunto, dobbiamo prima sistemarci noi.
 

 

Mi interessano anche la grande quantità di cani (e gatti) vagabondi, abbandonati. Mi dice il papà di L. che prima c’era un servizio di raccolta, un canile, ora costa troppo. La gente viene qua, e li abbandona, ogni estate lo stesso scempio.

Anche lì, per ora devo solo pensare che a fine maggio arriva il mio cagnone, e arrivano le mie gatte. E arriva anche mio marito, per un’intera settimana! Non vedo l’ora.

 

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