Come diventare traduttore dopo più di vent’anni di esperienza or How to become a translator after twenty years’ experience – Part 1

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Da quando sono arrivata in Italia, esattamente un anno fa ieri, ma anche da prima di lasciare l’Inghilterra, mi ripromettevo di arrivare in Italia e fare tutto in regola. Prima di lasciare l’Italia nel 2006, andavo dalla CISL a farmi fare la contabilità perché volevo essere completamente in regola. Non avendo commercialisti furboni né la scaltrezza che viene insita all’italiano che deve sopravvivere, ovviamente, collassai sotto l’inefficienza del sistema, e me andai pur dovendo pagare un tot di tasse che mi lasciò sconvolta, dato che non solo erano troppo alte rispetto a quelle che avevo guadagnato, ma erano fisicamente di più di quanto avessi guadagnato! Non c’era verso per me di pagarle, non avevamo una lira in due, e dovevamo partire per un nuovo lavoro quindi non c’era tempo di provare a capirne la logica.
Quando abbiamo deciso di trasferirci in Italia dopo Brexit anziché la Spagna, il Portogallo o altro, sapevo che c’era una possibilità che lo stato italiano venisse a richiedermi quei soldi. Mio marito invece sperava fossero caduti in prescrizione. Io ero fatalista: andrà come deve andare. Non solo stavo tornando in Italia e volevo fare tutto in regola, ma stavo addirittura dicendo all’Agenzia delle Entrate che volevo tornare a fare la traduttrice.
Le condizioni della Partita IVA sono cambiate notevolmente, tanto che anche uno che guadagna poco come me, forse stavolta può permettersi di fare quei pochi soldi e di farli in regola.
Sapevo quindi che l’Agenzia delle Entrate non avrebbe avuto alcun problema a trovarmi. D’altronde, se voglio lavorare come si deve la Partita IVA devo averla per forza, e se mi avessero chiesto di pagare migliaia di euro, io semplicemente non li ho, non possiedo beni, quindi boh, che facciano un po’ come credano.
Nonostante io abbia presentato la domanda per aprire la Partita IVA entro i termini richiesti, cioè prima del 30 gennaio, non ho ancora una Partita IVA. È arrivata invece una letterina dell’Agenzia delle Entrate del mio ultimo comune di residenza che mi chiede i soldi che già erano troppi da pagare all’epoca, moltiplicato quasi per tre, per i ritardi.
Io ho risposto all’incaricato che ahimè, i soldi non li avevo prima né li ho adesso, che risiedevo all’estero regolarmente iscritta all’AIRE e non mi era arrivata alcuna notifica, e che non è possibile che mi abbiano recapitato alcun avviso nel 2008 in quanto non ero in Italia all’epoca. Che però comunque, non li avevo prima, e non li ho adesso, e se la benedetta agenzia dell’Entrate a Lecce non si fa sentire, non li avrò per tanto, tanto tempo.
Da una parte una vaga, antica ansia mi pervade. Dall’altra mi dico: non ho davvero nulla da perdere, nulla per loro da prendere: amen!
La cosa buffa, da sempre per me, è il mio costante tentativo di fare le cose onestamente, ma se per qualsiasi motivo non sono in regolissima al 100%, mi si becca sempre. E, ovviamente, non c’è verso per me di fare la furba, neanche per le cose più piccole, perché mi beccheranno SEMPRE.
È un tratto di famiglia, pare.
Mio nonno paterno apparteneva ad una famiglia che possedeva fior di alberghi e ristoranti a Capri e a Ischia. O forse entrambi. Dopodiché un fratello prese il vizio del gioco e andò tutto in malora. Mio nonno si fece carico di aiutarlo, ma nel processo perse lui quasi tutto. Mio nonno era poi diventato Procuratore della Repubblica. Era amico di Pertini, pare. Era talmente onesto nel suo lavoro, che gli tolsero un lavoro che riguardava Sofia Loren, in quanto non accettava di fare la minima eccezione e lei era una star. Mia nonna, di famiglia nobile di Puglia poi, immagino, impoverita, gli diceva che apprezzava la sua integrità, ma tutti i suoi colleghi rotolavano nei soldi e lui invece… Perché mio nonno non prese mai un soldo che non gli spettasse correttamente.
Mio padre, da piccolo, visse a lungo in una famiglia povera. Ma onesta!
Mio padre poi, con tutte le peripezie (che racconta nella sua serie di libri che consiglio vivamente, Una Vita Improbabile, acquistabile qui il primo – Europa Edizioni – con la copertina purtroppo vecchia, e qui – IBS il secondo, con la copertina di Paolo Puggioni) dovrebbe essere ricco! Ma non lo è, perché tutta la sua vita ha cercato di fare le cose in regola e si è dedicato troppo ad aiutare chi pensava avesse bisogno di aiuto (spesso dei furboni, come il fratello di mio nonno) anziché sé stesso.
Ed io? Io beh, non ho mai avuto la possibilità di diventare ricca perché prestissimo capii che cosa bisognasse fare per diventare ricchi e da subito non mi interessò, tutto quello sbattimento. Se mi entrava un soldo usciva subito. Non ho mai invidiato nessuno per i soldi che io non avevo perché sapevo che in qualsiasi momento avrei potuto cambiare stile di vita, priorità, eccetera e avrei potuto anch’io avere molti soldi.
Presi una decisione molto presto che determinò la direzione della mia vita, e non me ne pento.
Ora vivo in un luogo meraviglioso, e non ho mai un euro da parte, ma ce la facciamo a pagare quel che ci serve e stiamo benissimo. L’Agenzia delle Entrate ancora non ha risposto alle mie molte richieste, e quindi tuttora non possiedo Partita IVA, e quindi non posso lavorare più di tanto anche volendo, in quanto non posso fatturare grosse cifre. Ma non me ne preoccupo, aspetto. Se un giorno mi chiederanno tutti arrabbiati di pagare tasse per lavoro che non ho fatto, farò loro vedere che io ci ho provato a fare le cose giuste, ma loro non hanno risposto.
L’altro giorno camminavo con il mio cane anziano sul lungomare, felice di ogni raggio di sole, e intorno a me 4 persone sono passate parlando, camminando veloce per rimanere in forma, vestiti sportivi costosi, scendendo da macchine costose, la mattina presto, mare blu, e chi al telefono e chi con un altro erano tutti a parlare di soldi.
Soldi soldi soldi.
I soldi non servono più per fare le cose, i soldi sono il motivo per cui si fanno le cose.
Ma non si vive male così?

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Since I arrived in Italy, exactly one year ago yesterday, but also before leaving England, I promised myself to arrive in Italy and do everything by the book. Before leaving Italy in 2006, I went to the Workers’ Union to do my accounting because I wanted to do everything by the book. As I didn’t have clever accountants nor an Italian’s inherent cunning to survive, of course, I collapsed under the inefficiency of the system, and I left even though I had to pay an upsetting amount of tax that was not only too high compared to what I had earned, but was physically more than I had earned! There was no way for me to pay it, we didn’t have a penny between us, and we had to leave for a new job so there was no time to try to understand the logic behind it.
When we decided to move to Italy after Brexit instead of Spain, Portugal or other sunny countries, I knew that there was a chance that the Italian state would ask for that money. My husband, on the other hand, hoped enough time had passed that they would be time-barred. I was fatalistic: it will be as it will be. Not only was I returning to Italy and I wanted to do everything by the book, but I was even telling the Inland Revenue that I wanted to go back to being a translator.
The conditions for a VAT number (obligatory in Italy even from a very low amount of income) have changed considerably, so much so that even one who earns very little, like me, perhaps now can afford to make that little money and do it by the book.
So I knew that the Inland Revenue would have had no problem finding me. On the other hand, if I want to work properly I must have a VAT number, and if they ask me to pay thousands of euros, I simply do not have them, I don’t own any assets, so they can do what they want.
Although I submitted my application to open the VAT number within the required deadline, i.e. before the 30th of January, I don’t have a VAT number yet. Instead, I received a letter from the Inland Revenue of my last town of residence, asking me for the money that was already too much to pay at the time, multiplied almost by three, due to the delay.
I replied to the man in charge that, alas, I didn’t have the money before and I don’t have it now, that I lived abroad, regularly registered with the Register of Italians abroad and I had received no notification, and that it is not possible that I saw a notice they sent to my last address in 2008 because I wasn’t in Italy at the time. But anyway, I didn’t have them before, and I don’t have them now, and if the blessed Inland Revenue of Lecce doesn’t wake up, I won’t have them for a very long time.
On the one hand a vague, ancient anxiety pervades me. On the other hand I say to myself: I really have nothing to lose, nothing for them to take: too bad!
The funny thing, as always, for me, is my constant attempt to do things honestly, but if for any reason I’m not 100% in line, I always get caught. And, of course, there’s no way I can try to be sly about anything, not even for the smallest things, because they’ll ALWAYS catch me.
It’s a family trait, it seems.
My paternal grandfather belonged to a family that owned hotels and restaurants in Capri and Ischia. Or maybe both. Then a brother got a gambling habit and everything went to hell. My grandfather decided to help him, but in the process he almost lost everything. My grandfather then become a State Prosecutor. He was a friend of Pertini, Italy’s most beloved President, it seems. He was so honest in his job that they took a job involving Sophia Loren off him, as he didn’t accept making the slightest exception and she was a star. My grandmother, from a noble family of Puglia which then, I imagine, became impoverished, told him that he appreciated his integrity, but all his colleagues rolled in the money and he instead … Because my grandfather never took a penny that he wasn’t correctly entitled to.
My father, as a child, lived in a poor family for a long time. But they were honest!
My father himself, with all his adventures (which he tells in his series of books that I highly recommend, An Improbable Life, available here – Amazon UK – and here – Amazon UK the second, with covers by Paolo Puggioni ) should be rich! But he isn’t, because all his life he tried to do things with honesty but devoted too much to helping those whom he thought needed his help (often rascals, like my grandfather’s brother) rather than himself.
And me? Well, I never had the chance to get rich because I knew very quickly what to do to get rich and immediately I didn’t care for it, all that effort. If any money came my way, it left me just as quickly. I have never envied anyone for the money I didn’t have because I knew that at any time I could have chosen to change my lifestyle, my priorities, etc. and I could have a lot of money too.
I made a decision very early that determined the direction of my life, and I don’t regret it.
Now I live in a wonderful place, and I’ve never got a single euro to spare, but we can pay for what we need and we’re fine. The Inland Revenue still hasn’t responded to my many requests, and therefore I still don’t have a VAT number, and therefore I can’t work too much even if I wanted to, as I can’t invoice large amounts. But I don’t worry, I wait. If one day they will angrily ask me to pay taxes for work that I haven’t done, I will show them that I tried to do things by the book, but they haven’t answered.
The other day I was walking with my old dog along the waterfront, happy with every ray of sunshine, and around me 4 people passed me by talking, walking fast to stay fit, expensive sports clothes, getting out of expensive cars, early in the morning, blue sea, and whether on the phone or talking with another they were all talking about money.
Money money money.
Money is no longer something you need to do things, money is now the reason for doing things.
But isn’t that an unpleasant way to live?

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