Come diventare traduttore dopo più di vent’anni di esperienza (II Parte) or How to become a translator after twenty years’ experience – Part 2

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Ancora la Partita IVA richiesta a Gennaio non mi è pervenuta.
Richiedere la carta d’identità è buffo. Devi fare la coda al Comune per farti dare un numero di IBAN da andare a pagare alla banca e poi rifare la coda e portare la ricevuta dell’avvenuto bonifico. Sarebbe più semplice, mi dirai, e io ho detto, che ci fosse il sito bel bello che ti dice quel che devi fare, e tu vai lì con la ricevuta del bonifico fatto online, tutte le cose che ti servono (tessera sanitaria, questo, quell’altro) e tac! Anzi, ancora meglio: mandi tutto in formato digitale via apposito modulo e tac! Ti arriva la carta d’identità a casa.
Ma ti perderesti il gusto di avere sempre ragione, quando spieghi a tuo marito che vedrai, tu PENSI di avere in mano tutto ciò che ti serve sulla base di quel che c’è scritto sul sito, ma no! Ci sarà sempre la sorpresa, che ti verrà comunicata solo dalla signora di quello sportello. Attenzione, quando tornerai con quella cosa che ti mancava, ci sarà un altro signore allo sportello, che ti guarderà come uno scemo perché non sapevi che ci fosse da portare anche quell’altra cosa. Tsk tsk.
Sai che c’è però? Che tutte queste persone, sono belle, vere, gentili, disponibilissime.
Prima di arrivare qua, anzi, prima di arrendermi all’insistenza di mio marito che dovessimo scegliere l’Italia, e non la Spagna, e fare almeno un tentativo con la Puglia (anziché il nord Italia, oppure le bellissime Marche), avevo anch’io tutti i pregiudizi che sento esprimere da amici e parenti: l’inefficienza, la lentezza, il casino. E sì, molti degli stessi Salentini (perché questa è una Puglia comunque diversa) si lamentano delle stesse cose. La mia stupenda dottoressa mi ha detto proprio ieri: “Se non fosse per la casa, proprio il mattone fisico, e il mare, me ne andrei anch’io.”
E la signora dell’ASL, che ho visto per la prima volta che si scusava per la troppa effervescenza quel giorno perché arriva sua figlia, fresca di laurea, mi ha detto l’altro giorno, ricordandosi di me (all’interno di uno scambio tra la diversità degli uffici inglesi e questi di qui): “Eh, ma qui se ne fregano delle regole, bambini che entrano qui, toccano tutto. Non c’è rispetto per le regole. Ma le regole ci vogliono! Senza regole, è il chaos.”.
Capisco il suo punto di vista. Assolutamente. Ma stranamente, come già successe l’anno scorso, appena arrivata e dispersa tra mille difficoltà burocratiche, documenti, e via dicendo, qualcosa nell’aria di qua mi fa proprio pensare che sì, non sarà fatto con tutti i crismi, ma si farà. Piano piano, poco a poco, si fa tutto. Le regole si fanno man mano, si rispettano a volte si, e a volte no. Ma intanto, si vive. Quel che conta qui, prima, è vivere. E si cerca di vivere bene.

Vorrei dire a queste donne: io 15 anni fa disperavo dell’Italia. Eppure al nord le regole le seguono di più. Ma non sono belli come qua. Non hanno queste serenità che mi sta entrando dentro piano piano e mi sta sciogliendo l’ansia sociale accumulata per anni.
Sto meglio qua, anche se aspetto ancora di lavorare come si deve, anche se città estere succede di più, anche se al nord è un pochino più organizzato, anche se dell’Inghilterra tante cose mi piacevano ed erano fatte bene. Ma quel che circonda quelle regole migliori, non è bello come qua. La gente che incontri per strada o negli uffici non è bella come qua. E poi, dai, qua c’è il mare e ci vogliono gli occhiali da sole per fare colazione fuori.

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I am still waiting for my VAT number, requested in January.
Requesting the Italian National ID card is funny. You have to queue (randomly of course, the number machine has been out of order since last year at least) at the Municipality office to get an IBAN number (they can’t give it over the phone) then go to the bank and then queue again and bring the payment receipt. It would be simpler, you might think, and I thought, for there to have the correct and updated info on a lovely website that tells you what you need to do, and you go there with the online transfer receipt, all the docs you need (health card, tax number, anything else) and there! Done! Indeed, even better: send everything in digital format with an online form and there! You get your ID card sent at home.
But you would lose the satisfaction of always being right, when you explain to your husband that “you’ll see, you THINK you have everything you need based on what is written on the website, but no! There will always be a surprise, which you will be told by the lady at that counter. Beware, when you come back with that thing that you missed, there will be another gentleman at the counter, who will look at you like a fool because you didn’t know that there was something else you had to bring on top of that!” Tsk tsk.
Before arriving here, indeed, before surrendering to my husband’s insistence that we should choose Italy, and not Spain, and make at least one attempt with Puglia (instead of northern Italy, or the beautiful Marche), I also had all those prejudices that I hear from friends and relatives: inefficiency, slowness, the mess. And yes, many of the same Salentini (because this is a different sort of Puglia) complain of the same things. My lovely doctor told me yesterday: “If it were not for the house, the actual physical brick, and the sea, I would go too.”
And the lady at the National Health Service office, whom I saw for the first time as she apologised for her excessive effervescence that day because her daughter was arriving, fresh from graduation, she told me (within an exchange about the difference between English offices and these from here: “Eh, but here they don’t care about rules, children who come here, touch everything, there is no respect for the rules, but we need rules as without them, it’s chaos.”
I understand her point of view. Absolutely. But strangely, as happened last year, when I’d just arrived and I was lost in a sea of a thousand bureaucratic difficulties, documents, and so on, something in the air here makes me really think that yes, it is not done with all the trappings, but it will get done. Slowly, little by little, everything gets done. The rules are relative, they are sometimes respected, and sometimes not. But in the meantime, we live. What we’re concerned with first here is living. And we try to live well.
I would like to say to those women: I despaired of Italy 15 years ago. Yet in the north, where I lived before, the rules are followed more. But they are not as beautiful as here. They don’t have the peace of mind that is slowly growing inside of me and slowly melting the social anxiety that I have accumulated for years.
I’m better off here, even if I am still waiting to work properly, even if a lot more happens in cities outside, even if the north is a more organized, even if I liked many things in England and they were well done. But what surrounds that better application of the rules is not as beautiful as here. The people you meet on the street or in the offices are not as beautiful as here. And then, come on, here you have the sea and you need sunglasses to have breakfast outside.

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