Working title: “Salento Verde”

Sappiamo tutti che lo Stato Italiano è una repubblica fondata sul lavoro. Questo è un caposaldo che va al di là delle mere parole. Che ci piaccia o meno, viviamo in una società capitalistica, fondata sul denaro e nella quale, che ci piaccia o meno, il denaro è il nostro biglietto per la libertà. E cos’è la libertà?

Nina Simone in uno stralcio di intervista ci dice che è «poter non avere paura».

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Cosa significa secondo te essere liberi?

Cosa significa essere liberi per me? La stessa cosa che significa per te. Dimmelo tu.

No no, dimmelo tu.

È una sensazione. È una sensazione. Come si può spiegare a qualcuno come ci si sente quando si è innamorati? Come spieghi a qualcuno che non è mai stato innamorato come ci si sente ad essere innamorati? Non riusciresti neanche provandoci. Puoi descrivere le cose, ma non puoi spiegarle. Ma lo riconosci quando succede. Questo è quello che intendo con l’essere liberi. Ci sono state un paio di volte in cui mi sono sentita veramente libera sul palco, ed è tutta un’altra cosa. Davvero, è una cosa completamente diversa! Ti dirò cos’è la libertà per me: niente paura! Dico sul serio, niente paura. Se avessi potuto sentirmi così anche solo metà della mia vita. Niente paura.

È grande questa frase. Vuol dire non avere paura fisica, di bombe, maltrattamenti, torture, fame, sete, dolore fisico. Paura della morte di una persona cara disabile, malata. Paura della nostra stessa malattia. Paura di essere presi in giro, sfruttati, manipolati, sgridati, abusati, picchiati.

La Libertà è assenza di paura? Questo è un concetto enormissimo, e anche solo per avere quello già ti aiutano o il denaro (che puoi ottenere tramite il lavoro) o gli amici, una società comprensiva, addirittura conoscenti o sconosciuti incontrati per strada, professionisti che lavorano pro-bono o per tariffe abbordabili, come consulenti, commercialisti, avvocati.

Ma per me la libertà è un passo in più. Quello che ti permette di evitare la paura è la dignità. Un senso di valore personale, di orgoglio e consapevolezza del nostro valore.

La dignità non si ottiene tramite enti di aiuto, caritatevoli, né aiuti degli amici, né l’amore e il supporto dei parenti né il welfare statale.

La dignità si ottiene eseguendo un lavoro, che ci piaccia e che ci sentiamo orgogliosi di fare, sentendo di farlo bene, con il permesso e la possibilità di farlo al nostro meglio, e venendo pagati il giusto per farlo.

La dignità non conosce livello economico: puoi fare un lavoro piccolo piccolo che ti dà giusto quel che ti serve per vivere ma ti piace e avere un alto livello di dignità, e quindi di libertà personale, oppure puoi avere un lavoro a cui ti sei venduto per fare tanti, tanti soldi, ma la tua dignità non ha prezzo e quindi, non sei libero, per quanto tu possa essere ricco.

La Costituzione Italiana, nel suo Articolo 3, concorda con me:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La dignità, o la mancanza della stessa, è il comune denominatore senza il quale le persone hanno paura, e quindi da quello deriva tutto ciò che è male nella nostra società. La paura ti porta ad abusare, a maltrattare. A rubare, a ingannare. La paura ti porta a chiuderti, a scappare, a nasconderti. La paura ti porta a deprimerti, a perdere il tuo senso di valore. Ti porta anche ad accusare gli altri di causarti danno, quando questo non è vero.

Io vivo in un luogo magnifico. Il Salento. Costellato di persone di grandissimo talento, di grande cuore. Eppure, anche qui, esiste la paura. Si temono gli stranieri, si fanno le cose sottobanco per scappare dal temibile stato. Si mantiene un clima di paura e impotenza per mantenere l’illusione di potere sugli altri.

Io ho avuto una vita che molti definirebbero «allo sbando». Terrorizzante, per molti, solo l’idea di una vita come la mia, senza radici, senza «conoscenze», sempre ricominciando da zero, senza alcuna stabilità economica, sociale, culturale.

Gli unici «noi» che concepisco sono gli esseri umani, e spesso questo si estende a creature che vivono su questo pianeta: tutti nasciamo, viviamo, e moriremo.

Il mio progetto trova i primi germogli nella mia mente e nel mio cuore all’età di 12 anni, quando la mia maestra di storia e geografia del Colegio Anglo-americano Prescott in Arequipa, Perù, una città incredibile e magica in una nazione altrettanto magica e potente nello spirito, ci spiegava la ricchezza immensa del loro paese, e di come e perché nonostante questa ricchezza, i peruviani non ne potevano trarre vantaggio e invece era una nazione povera.

A quell’epoca, mi era sembrato evidente che la cosa da fare fosse creare un centro dove insegnare l’inglese ai bambini peruviani, anche quelli più poveri, i quali poi avrebbero seguito studi che li portassero a laurearsi in America, per imparare le cose che gli americani sapevano per sfruttarli, e poi tornassero nel loro paese e le mettessero a frutto, mettendo a lavorare i loro connazionali, avendo loro il potere di commerciare e dettare condizioni nei loro commerci con l’estero: in questo modo, le magnifiche risorse peruviane sarebbero rimaste ai peruviani.

Figure 1: De Edubucher – Trabajo propio, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=16924319

I vulcani Chachani e Misti, lo sfondo di Arequipa.

La mia vita è continuata attraverso nuovi continenti, nuove esperienze, persone, destini, sfide, difficoltà, gioie, traguardi. Durante tutti questi anni avevo solo due chiodi fissi: avere un cane, meglio se un pastore tedesco, e creare questo progetto.

Il progetto si evolveva e si modificava nella mia testa man mano che la vita mi propinava nuove esperienze, nuove conoscenze, nuove consapevolezze. Ma rimaneva lì, un chiodo fisso.

Come con il cane, ho avuto esperienze inizialmente bellissime che non si sono concretizzate, ma di questo parlerò in altra sede. Con il cane, ho raggiunto finalmente il mio sogno con la nostra meravigliosa Nikita, una cucciola di Pastore Tedesco che ora ha 8 mesi. Ha persino un bellissimo bandana. Il sogno «cane» è completo.


Per il sogno «progetto» la storia è più complessa. La vita ha sempre preso il sopravvento, e la continua necessità di sopravvivere a varie difficoltà o semplicemente altre priorità (i figli, soprattutto) e l’assenza di risorse (una cronica e continua mancanza di fondi miei, da gestire come volessi io) hanno fatto sì che il progetto si rimandasse all’infinito.

Ma chi mi conosce sa come posso essere ossessiva con un’idea. Morirò, e avrò ancora in testa quel progetto, e come potrei aver fatto a metterlo in piedi. Che cosa mi è sfuggito, quale possibilità non ho colto.

Questo progetto vuol conferire alle persone quella sensazione che io ho provato ogni qual volta mi veniva restituita la mia dignità.

Quello che vorrei fare ora, il più schematicamente possibile, è portare i miei forti ideali di uguaglianza del diritto alla dignità e quindi alla libertà nell’apprezzamento della diversità in un luogo concreto.

Un punto di ritrovo, un posto sicuro per ogni tipo di persona, che sia non aggressiva, non violenta, e pacifica, che sia o si senta, per un motivo o per l’altro, sperduta come sono stata io tante volte, e come ho visto essere tante volte gli altri, o che semplicemente voglia un bel posto dove interagire con altri, o che voglia offrire i propri servizi e professionalità e talento a chi li apprezzerà davvero (ovviamente, con il giusto compenso)

Struttura:

  • In «vetrina»:

    • un bar/caffè. Un bar/caffè operativo di giorno e di sera, che offra dal caffè alla tisana al cocktail. Che inviti all’ingresso e faccia sentire a proprio agio un musulmano, come un vegano, come un disabile, come uno straniero, come un cittadino qualunque che vuole scoprire nuove mete per l’aperitivo e ascoltare buona musica. Persona di riferimento già individuata, S.G.

  • Il contorno:

    • Se possibile, sarebbe bellissimo ricreare un giardino/orto in permacultura (più info qui). Ma questo dipenderà dall’avere o meno una persona che voglia contribuire che ne sappia. Speranza di persona riferimento in questo caso: Luciano Furcas.

    • Altrimenti, un setting della meravigliosa natura di fichi d’india, rocce accaldate e agavi naturali del Salento. Luogo possibile individuato con vista su mare, circa 4000 mq, dalla strada si prolunga per oltre 100 metri fino al bosco. La zona è a vincolo paesaggistico, si può utilizzare con delle roulotte o casa prefabbricata. Si può avere la fornitura di acqua dal pozzo dello stesso proprietario.

  • Il contenuto:

    • In primis, informazioni chiare e accesso a internet con guida allo stesso: leaflets, siti web creati apposta o scelti come riferimento, sezioni tematiche precise che dirigono ai vari professionisti, centri, o associazioni che possono aiutare in esattamente la necessità di quella persona. Anche solo chiacchierando con i soci/amici/avventori/visitatori, la persona dovrebbe sentirsi meno sperduta e dovrebbe sentire le possibilità che le si aprono di fronte. Riferimenti? Chiunque sarà presente in quel momento, ma la struttura di informazioni, la facilità di accesso, e la prima informazioni può venire direttamente da me. Accesso a professionisti/figure scelte di commercialisti, avvocati, consulenti, psicologi, terapisti naturali, centri di ausilio a disabili, a vittime di violenza e maltrattamenti, a consultori familiari, a mediatori interculturali, alla prefettura, ecc ecc secondo le necessità dell’individuo, con i quali ci sentiamo in affinità e dei quali ci fidiamo.

    • Accesso a corsi, di ogni genere e tipo: secondo il professionista presente, possono essere corsi offerti in loco od organizzati dalla nostra associazione, oppure verranno riferiti a chi li organizza altrove. Esempio: CEFASS Lecce, fotografi, altri centri/associazioni in Salento, in Italia o anche all’estero, concept artist per videogame, programmatori, uso di internet, e chiaramente le lingue. Possibilità: infinite, secondo chi c’è.

    • Accesso ad eventi: musicali, di danza, mostre artistiche di fotografia e pittura, sia locali (Salentine, o ispirate al Salento) che estere, per promuovere e aiutare a far apprezzare il multiculturalismo ma anche l’espressione individuale senza definizioni culturali. Organizzati in loco, vicino a noi, ma anche nei dintorni. Una specie di Time Out (giornale Londinese dove si listano TUTTI gli eventi nella zona) locale. Persone di riferimento se vorranno: E. S., nostri amici fotografi, modelli, artisti, pittori, e via dicendo.

    • Indirizzamento a locali del luogo con cui sentiamo affinità: ristoranti, località ricettive, come vacanza e svago per chi può permetterselo. Un piccolo tourist point, perché no, per tutti coloro che vengono dall’estero a visitarci o da fuori Salento.

  • Obiettivi:

    • Creare un luogo sicuro, divertente, familiare, dove entrare per qualsiasi necessità con la scusa di un caffè, una tisana o un aperitivo, e trovare un punto di riferimento unico in mezzo alla giungla di informazioni e disorganizzazione di strutture e professionisti che potrebbero aiutare che però esistono, pur se dispersi in questa giungla.

    • Cambiare la percezione della diversità come concetto negativo, anzi, promuovere l’idea che più diversi siamo, più è tutto più bello, e più siamo tutti da apprezzare.

    • Far girare il lavoro e i lavoratori secondo le necessità delle aziende/centri locali e dei singoli individui: questo va fatto in piena regola e con precisione, e abbiamo già in mente una possibile figura di riferimento per questo. Essere efficienti e rendere felici sia assuntori che assunti.

Riferimenti sperati in fase di teorizzazione del progetto:

Prof. F. A. per progettazione coerente e strutturata, come accedere a possibili finanziamenti.

Prof. R. B. d’A. per spirito d’iniziativa, come presentarlo al meglio, come accedere a possibili finanziamenti.

Prof. L. C. per consigli su come evitare i fenomeni (sempre in agguato in questo tipo di associazioni) di influssi esterni negativi, sfruttamenti, figure predatrici.

Questo progetto ti può interessare, in qualsiasi ruolo? Se si, teniamoci in contatto, fammi le tue proposte, o dimmelo e ti consulterò per quanto ti riguarda.

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