Salento lavorando in proprio

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Ogni giorno quando apro il portatile lui mi mostra una meravigliosa vista, più spesso dall’America. Oggi mi ha mostrato questa immagine:

Prima che apparissero le scritte, sapevo già che era per forza l’Italia. Non solo per le Vespa parcheggiate sul fianco della strada (che ho visto dopo), ma per la bellezza mozzafiato eppure dolce di quasi tutti i paesaggi italiani (a parte le Dolomiti: quelle sono solo mozzafiato, non c’è niente di dolce in quelle potenti e maestose schegge).

Ho cliccato, e mi ha fatto vedere: un posto meraviglioso per una vacanza, e poi ha elencato i siti del patrimonio dell’Unesco in Italia (ne abbiamo più di QUALSIASI altro paese al mondo, seguiti da vicino dalla gigantesca Cina).

Ho pensato: non siamo solo questo.

Non siamo solo una meravigliosa destinazione per vacanze, che offre tutto, dalle settimane bianche sulla neve all’alpinismo, all’arrampicata, all’incredibile biodiversità e fauna selvatica, al mare mozzafiato, spiagge tropicali, foreste, architettura, cultura, arte, spiagge rocciose, vino, cibo, colline, paesaggi… la lista è lunghissima.

Siamo anche un posto fantastico dove vivere.

Dimenticate la propaganda e le proteste, e le lamentele degli stessi italiani (amiamo lamentarci, soprattutto di noi stessi!): qui si può fare, qui si può lavorare anche in proprio e pagando regolarmente le tasse. Io ho rinunciato nel 2006 e mi sono trasferita in Inghilterra perché:

a) non avevo abbastanza fiducia in me stessa e

b) all’epoca le cose erano un in effetti po’ più complicate, e ben due commercialisti non seppero seguire e consigliare come si deve.

Questo post riguarda iniziare a lavorare in Italia come libero professionista. Il modo migliore di vivere in assoluto perché:

  • La vita è troppo breve per dover chiedere il permesso di godersi la vita quel giorno invece di lavorare e
  • Ti permette di scegliere di vivere in una qualsiasi zona di questo incredibile paese.

Come accennato in precedenza, noi abbiamo scelto la Puglia, e più precisamente il Salento. Molti consigli dunque saranno dettati dalla nostra realtà quotidiana. Puoi continuare a leggere tutti i suggerimenti per diventare un freelance in Italia qui sotto. Se decidi anche tu di trasferirti qui o metterti in proprio, o hai bisogno di una mano per residenza, codice fiscale, tessera sanitaria, eccetera, potresti trovarlo utile.

Premessa: dal momento che hai scelto un posto meraviglioso, mettiti l’animo in pace, e parti sempre per fare le commissioni burocratiche pensando che tanto non riuscirai a fare tutto in una sola visita. Quindi vai, goditi il panorama, scegli la strada più bella, prenditi un buon cappuccio al bar per colazione, insomma, parti con filosofia e con gratitudine di vivere in un luogo meraviglioso. Se siete dalle mia parti a Nardò, o parti simili che non vi sembrano modernissime, non riponete speranze sui siti web, le email, e nemmeno il telefono. Molto, molto meglio andare di persona.

Tenete presente che per ottenere tutto questo, dove l’intenzione iniziale nel 2017 era di avere la Carta d’Identità, ho fatto più o meno dodici viaggi ai Servizi Demografici, senza contare Agenzia delle Entrate e Servizio Protocollo e ASL eccetera, per un motivo o per l’altro: se seguite i miei consigli, potreste evitarlo!

 

Indice

Step 1: Codice Fiscale

Step 2: Residenza

Step 3: Scegli il medico – Tessera Sanitaria

Step 4: Mettiti in Proprio

Step 5: Chiedi la Carta d’Identità

 

Step 1: Codice Fiscale

Arrivi da un altro luogo Europeo (se non Europeo mi spiace, non ne so abbastanza), e quindi pensi di poter fare tutto con il tuo semplice passaporto europeo.

Non è così. La prima cosa da fare assolutamente subito è il codice fiscale.

Se siete italiani: se avete già quello nuovo, con tessera sanitaria, passate al Step 2: Chiedi la Residenza

Se siete europei oppure appena rientrati in Italia e quindi è collegato a un indirizzo diverso, dovete per forza andare all’Agenzia delle Entrate (qui gli indirizzi, scegliete quella dove ci sia listato il vostro comune) Per Nardò (e quindi Santa Caterina, Santa Maria al Bagno, Sant’Isidoro) la sede è questa. (Via S. Nicola, Lecce). Miglior posto per parcheggiare: dì al tuo navigatore di portarti al cimitero che c’è dietro.

Dovete portare il passaporto o carta d’identità europea (passaporto probabilmente meglio) o italiana, e anche una fotocopia dello stesso già fatta perché dovrete consegnarla e non vi permetteranno di farla lì.

Appena entrati andate al signore alla reception e dite cosa dovete fare: vi darà lui un numero e i moduli necessari.

Dopo la richiesta chiedete che vi venga inviato all’indirizzo in cui siete domiciliati, e tenetevi stretti il foglio temporaneo su cui è scritto il codice. Non è detto che arrivi! Se non arriva entro un mesetto, chiedete alla vostra ASL di residenza quando avrete fatto la Residenza.

 

Step 2: Chiedi la Residenza

È vero che come cittadini Europei potete stare quanto vi pare ecc ecc.

Ma: se vi state trasferendo anche solo per un paio d’anni:

  • Chi cambia città o indirizzo deve comunicarlo all’Ufficio Anagrafe entro 20 giorni dal trasferimento.
  • Gli effetti giuridici delle iscrizioni anagrafiche hanno inizio dalla data di presentazione della dichiarazione (leggi: tassa sui rifiuti, diventi “visibile” all’Agenzia delle Entrate, eccetera)
  • Dal momento in cui chiedi la residenza, può volerci anche più di un anno perché venga trasferita anche la residenza elettorale. Se vorrai votare nel frattempo, ahimè, dovrai andare nel tuo vecchio comune (se sei italiano). Se sei europeo immagino tu debba fare come noi in UK, e cioè registrarti presso il tuo consolato, dir loro che sei qui, e sperare che ti facciano votare per corrispondenza.

Avrete per forza bisogno di un contratto di quelli anni 4 + 4 per affitto, oppure di un contratto di usufrutto, oppure direte che siete ospitati in modo permanente da qualcuno, e questo qualcuno dovrà inserirvi nel loro stato di famiglia. Il mio consiglio è dunque di dire subito alla persona che vi affitta casa che intendete portare residenza, per sapere se per loro sia ok o meno. Vari documenti sono richiesti, e io ho dovuto tornarci varie volte. Molti siti di vari comuni hanno i moduli da scaricare e compilare, ma il mio consiglio è: andate direttamente all’Ufficio Servizi Demografici del vostro comune, e chiedete alla persona incaricata che cosa vi serve.

A Nardò, il luogo dove andare per la richiesta di residenza è il Settore Servizi Demografici:

Il Comune è sparso in giro per la città in vari settori, che sono anche cambiati di recente: non fidatevi delle indicazioni in rete! Numeri vecchi/non funzionanti, gente che non risponde… andate di persona. Di persona, sono gentilissimi e disponibilissimi. E andate nella consapevolezza che quasi sicuramente non avrete tutto quello che vi serve per farlo in una sola visita.

Step 3: Scegli il medico – Tessera Sanitaria

Questo lo dovrete chiedere all’ASL, quando avrete richiesto la residenza. Nel caso di Nardò, anche l’ASL è sparsa un po’ in giro. Per richiedere la scelta del medico bisogna entrare nell’ex ospedale, (parcheggio consigliato se non è pienissimo Via XXV Luglio, c’è spesso l’ombra)  ignorare l’ingresso principale e proseguire sulla sinistra e andare in degli uffici a parte. Porta sempre una fotocopia di documento e di codice fiscale, oltre agli originali.

Qui si può richiedere anche l’esenzione, e qui sceglierai il tuo medico. Consiglio di telefonare per conoscere gli orari, ma in linea di massima saranno 8:30.-12:00 con apertura (forse, controllate) dalle 16:00 alle 18:00 il Lunedì e il Giovedì. Gli orari variano secondo il settore specifico! Per quello si, conviene telefonare, e sperare che vi rispondano. Oppure, con la filosofia di cui sopra, andateci un giorno e chiedete/cercate cartelli.

Fino a che non avrete la residenza, potete comunque in quanto cittadini europei (per gli inglesi, almeno per ora!) portarvi dietro la vostra tessera sanitaria ed accedere alle guardie mediche. Al momento in cui scrivo in questo post, la guardia medica a Nardò c’è anche i weekend nell’ex Ospedale, a Santa Maria al Bagno è qui: (Via Aurelia 57/bis)

 

Step 4: Mettetevi in proprio!

Se devi solo dichiarare ingressi saltuari,

Le prestazioni di lavoro autonomo occasionale, con le modifiche apportate alla disciplina nel corso del 2017, sono applicabili ormai in pochissime fattispecie. Ove il prestazione effettua un’attività non continuativa nel tempo, senza più essere considerati i termini di durata (30 giorni annui) e importo percepito. Questo significa che le prestazioni svolte anche due o tre volte all’anno, devono essere effettuate non più con prestazione occasionale ma con partita Iva voucher, o contratti di lavoro dipendente o assimilati.

Cercando di essere più stringata possibile (ovviamente io NON sono un commercialista, anzi! Questo è il frutto di mesi e mesi di indagini, e sono info correnti al momento in cui scrivo. TUTTO può cambiare in men che non si dica!):

Se ogni tanto fai dei lavoretti sparsi qua e là, non hai bisogno di partita iva.

Se fai lavoretti simili tutti i mesi, per clienti simili, di natura simile, anche se guadagni pochissimo, DEVI aprire la Partita Iva. Se guadagni meno di 15000 puoi fare la forfettaria, se guadagni tra 15000 e 30000 puoi comunque fare l’agevolata.

In teoria potresti aprirla via posta con moduli, eccetera. In pratica, se sei qui a Nardò, almeno, non ti conviene. Per gentili che siano all’Agenzia delle Entrate, NON rispondono al telefono, e boh, non so che fine abbiano fatto le comunicazioni postali, e NON rispondono alle email.

Prima di andare, richiedi i dati per registrarti per i Servizi Telematici dell’Agenzia delle Entrate Online (Fisconline). La seconda parte del PIN la potrai chiedere quando ti rechi lì: insieme ad una fotocopia e gli originali di passaporto e codice fiscale, di cui ormai avrai capito ti conviene averne taaaante.

I passi da seguire, brevemente:

  1. Scegli il tuo codice ATECO.
  2. Per Traduzioni è 74.30.00 “Traduzione e interpretariato”
  3. Per Concept Artist/Grafico/Illustratore è 74.10.29 – Altre attività dei disegnatori grafici – grafica pubblicitaria, illustratore (graphic designer, illustratore)
  4. Per Web Designer 74.10.21 e via dicendo. La lista completa si trova qua:
  5. Compila il modulo AA9_12+mod (googlalo che lo trovi, o chiedi a me!)
  6. Vai con una fotocopia del codice fiscale e del passaporto e il modulo alla reception dell’Agenzia delle Entrate, e dì che vuoi aprire la Partita IVA in regime forfettario, lui ti darà roba da compilare e un numerino di attesa. Attendi, vai a sederti, il signore alla scrivania sarà debitamente impressionato che stai facendo questo da sola, digli che vuoi iscriverti al VIES (obbligatorio se vuoi lavorare con stati europei), se ti va bene sanno cos’è e lo fanno loro, altrimenti non preoccuparti, lo potrai fare anche tu da casa).
  7. Dichiara la data d’inizio attività, che sarà per forza entro trenta giorni dalla data in cui la apri.
  8. Esci felice con il tuo documento di Partita IVA.

Ora, se siete fortunati e avete un commercialista bravo di cui vi fidate e che sa cosa sia bene il forfettario, e sa cosa vuol dire lavorare con l’europa, e così via, fate pure. Io quest’anno sto provando a fare da sola, perché (non me ne abbiano a male eventuali commercialisti che leggano questo post!!! Anzi se abitate vicino a me e ne sapete, contattatemi che mi piacerebbe avere qualcuno di riferimento. VI farò sapere se va tutto male. Intanto la dichiarazione del pochissimo reddito che ho fatto l’anno scorso l’ho fatta! Inoltre, facendo lo SPID (una specie di login per tanti enti importanti italiani) e registrandosi per i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, puoi usare il Precompilato per la dichiarazione dei redditi ed è DAVVERO semplice!

Dovrai poi iscriverti all’INPS (tasto dolente) per pagare le tue belle rate INPS. Ma considera che puoi avere scuolabus gratis, ricette mediche ridotte, esenzioni varie, rimborsi, eccetera! Insomma, io mi dico che non posso lamentarmi dello stato e delle tasse se non le pago, queste tasse, e siccome io amo lamentarmi, io VOGLIO pagarle. Se io non pago le mie, lo stato le andrà a prelevare dalla busta paga di chi non ha scelta. Inoltre io soffro d’ansia, e il pensiero di stare sempre a guardarmi alle spalle per paura che mi becchino… no, grazie!
Step 5: Fai la carta d’identità

Questo hanno detto a noi e io l’ho ottenuta. Ogni comune potrebbe volere cose leggermente diverse, anche se queste sono le richieste a livello statale:

  1. Ricevuta di bonifico di €22.21 euro per prima emissione o scadenza di quella precedente, oppure di €27,37 per smarrimento, deterioramento o furto. Causale: Diritti per Emissione CIE. Attenzione! Se il bonifico lo fate online, dovete assicurarvi di far passare due giorni prima di andare. Inoltre, se, come me, avete una banca come N26 (strepitosa, a parte questo inconveniente), o comunque estera, potrebbe NON rilasciare il Codice di avvenuto bonifico. La signora del Comune mi ha spiegato che lei DEVE inserire quel numero, e quindi come si fa? Nel mio caso grazie al cielo la signora ha inserito un altro numero a caso (il BIC della mia banca) e mi ha fatto terminare la procedura. Quindi almeno assicuratevi di avere un numero insieme ad una dicitura che confermi che il bonifico è stato effettivamente eseguito. La grande pecca di N26 è che anche quando il bonifico è stato fatto mesi fa, l’unico documento che posso stampare ha ancora la dicitura sotto che dice che “questo documento certifica solo che hai fatto la richiesta, e non che sia stato effettivamente eseguito”, il che non mi ha aiutata molto! Se siete a nardò, il versamento potete anche farlo direttamente in banca, con code eccetera, ma almeno andate sul sicuro: c/o Unicredit PIazza Mazzini, IBAN Comune di Nardò B020 0879 8220 0001 0398 683
  2. 1 Foto tessera tipica da documento
  3. La Tessera Sanitaria. Attenzione! In molti comuni basta che tu SAPPIA il tuo codice fiscale e glielo dica, inaltri basterebbe la fotocopia, e via dicendo. IN questo comune cvolevano proprio la nuova tessera sanitaria che contiene anche il codice fiscale eccetera. Quindi dovete ovviamente aver eseguito per forza sia lo Step 1 che lo Step 3: Scegli il medico – Tessera Sanitaria
  4. Documento di riconoscimento (e solita fotocopia, non si sa mai) (passaporto ma forse anche patente europea: controllate con il vostro comune!)
  5. Se avete figli minori, ci vuole assolutamente l’assenso su modulo corretto da parte dell’altro genitore. Altrimenti non ve la possono fare valida per l’espatrio! Io ho portato anche la fotocopia del passaporto di mio marito e quello di mia figlia.

Se siete persone che intendono trasferirsi qua vicino a me e volete un consiglio, 2 chiacchiere al riguardo, vediamoci per un caffè o scrivetemi una mail!

Qui di seguito vi inserisco i link che mi hanno aiutata, e inserendoli ringrazio sin d’ora coloro che hanno scritto i contenuti, siete stati preziosi!

Link UTILISSIMI:

 

Spero che questo post vi sia utile. Contattatemi se: avete bisogno di una mano a fare ricerca, volete correggere qualche informazione che è qui dentro, volete offrire altre info rilevanti per altre professioni, eccetera! Ricordate che il modo migliore di contattarmi è via e-mail. Potete anche venire a chiachierare sulla mia pagina Facebook

Dopo ogni giorno che avrai fatto una di queste cose, ricorda che se sei in Salento, puoi andare a goderti un riposino in un posto tipo questo:

 

 

 

Come diventare traduttore dopo più di vent’anni di esperienza (II Parte) or How to become a translator after twenty years’ experience – Part 2

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Ancora la Partita IVA richiesta a Gennaio non mi è pervenuta.
Richiedere la carta d’identità è buffo. Devi fare la coda al Comune per farti dare un numero di IBAN da andare a pagare alla banca e poi rifare la coda e portare la ricevuta dell’avvenuto bonifico. Sarebbe più semplice, mi dirai, e io ho detto, che ci fosse il sito bel bello che ti dice quel che devi fare, e tu vai lì con la ricevuta del bonifico fatto online, tutte le cose che ti servono (tessera sanitaria, questo, quell’altro) e tac! Anzi, ancora meglio: mandi tutto in formato digitale via apposito modulo e tac! Ti arriva la carta d’identità a casa.
Ma ti perderesti il gusto di avere sempre ragione, quando spieghi a tuo marito che vedrai, tu PENSI di avere in mano tutto ciò che ti serve sulla base di quel che c’è scritto sul sito, ma no! Ci sarà sempre la sorpresa, che ti verrà comunicata solo dalla signora di quello sportello. Attenzione, quando tornerai con quella cosa che ti mancava, ci sarà un altro signore allo sportello, che ti guarderà come uno scemo perché non sapevi che ci fosse da portare anche quell’altra cosa. Tsk tsk.
Sai che c’è però? Che tutte queste persone, sono belle, vere, gentili, disponibilissime.
Prima di arrivare qua, anzi, prima di arrendermi all’insistenza di mio marito che dovessimo scegliere l’Italia, e non la Spagna, e fare almeno un tentativo con la Puglia (anziché il nord Italia, oppure le bellissime Marche), avevo anch’io tutti i pregiudizi che sento esprimere da amici e parenti: l’inefficienza, la lentezza, il casino. E sì, molti degli stessi Salentini (perché questa è una Puglia comunque diversa) si lamentano delle stesse cose. La mia stupenda dottoressa mi ha detto proprio ieri: “Se non fosse per la casa, proprio il mattone fisico, e il mare, me ne andrei anch’io.”
E la signora dell’ASL, che ho visto per la prima volta che si scusava per la troppa effervescenza quel giorno perché arriva sua figlia, fresca di laurea, mi ha detto l’altro giorno, ricordandosi di me (all’interno di uno scambio tra la diversità degli uffici inglesi e questi di qui): “Eh, ma qui se ne fregano delle regole, bambini che entrano qui, toccano tutto. Non c’è rispetto per le regole. Ma le regole ci vogliono! Senza regole, è il chaos.”.
Capisco il suo punto di vista. Assolutamente. Ma stranamente, come già successe l’anno scorso, appena arrivata e dispersa tra mille difficoltà burocratiche, documenti, e via dicendo, qualcosa nell’aria di qua mi fa proprio pensare che sì, non sarà fatto con tutti i crismi, ma si farà. Piano piano, poco a poco, si fa tutto. Le regole si fanno man mano, si rispettano a volte si, e a volte no. Ma intanto, si vive. Quel che conta qui, prima, è vivere. E si cerca di vivere bene.

Vorrei dire a queste donne: io 15 anni fa disperavo dell’Italia. Eppure al nord le regole le seguono di più. Ma non sono belli come qua. Non hanno queste serenità che mi sta entrando dentro piano piano e mi sta sciogliendo l’ansia sociale accumulata per anni.
Sto meglio qua, anche se aspetto ancora di lavorare come si deve, anche se città estere succede di più, anche se al nord è un pochino più organizzato, anche se dell’Inghilterra tante cose mi piacevano ed erano fatte bene. Ma quel che circonda quelle regole migliori, non è bello come qua. La gente che incontri per strada o negli uffici non è bella come qua. E poi, dai, qua c’è il mare e ci vogliono gli occhiali da sole per fare colazione fuori.

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I am still waiting for my VAT number, requested in January.
Requesting the Italian National ID card is funny. You have to queue (randomly of course, the number machine has been out of order since last year at least) at the Municipality office to get an IBAN number (they can’t give it over the phone) then go to the bank and then queue again and bring the payment receipt. It would be simpler, you might think, and I thought, for there to have the correct and updated info on a lovely website that tells you what you need to do, and you go there with the online transfer receipt, all the docs you need (health card, tax number, anything else) and there! Done! Indeed, even better: send everything in digital format with an online form and there! You get your ID card sent at home.
But you would lose the satisfaction of always being right, when you explain to your husband that “you’ll see, you THINK you have everything you need based on what is written on the website, but no! There will always be a surprise, which you will be told by the lady at that counter. Beware, when you come back with that thing that you missed, there will be another gentleman at the counter, who will look at you like a fool because you didn’t know that there was something else you had to bring on top of that!” Tsk tsk.
Before arriving here, indeed, before surrendering to my husband’s insistence that we should choose Italy, and not Spain, and make at least one attempt with Puglia (instead of northern Italy, or the beautiful Marche), I also had all those prejudices that I hear from friends and relatives: inefficiency, slowness, the mess. And yes, many of the same Salentini (because this is a different sort of Puglia) complain of the same things. My lovely doctor told me yesterday: “If it were not for the house, the actual physical brick, and the sea, I would go too.”
And the lady at the National Health Service office, whom I saw for the first time as she apologised for her excessive effervescence that day because her daughter was arriving, fresh from graduation, she told me (within an exchange about the difference between English offices and these from here: “Eh, but here they don’t care about rules, children who come here, touch everything, there is no respect for the rules, but we need rules as without them, it’s chaos.”
I understand her point of view. Absolutely. But strangely, as happened last year, when I’d just arrived and I was lost in a sea of a thousand bureaucratic difficulties, documents, and so on, something in the air here makes me really think that yes, it is not done with all the trappings, but it will get done. Slowly, little by little, everything gets done. The rules are relative, they are sometimes respected, and sometimes not. But in the meantime, we live. What we’re concerned with first here is living. And we try to live well.
I would like to say to those women: I despaired of Italy 15 years ago. Yet in the north, where I lived before, the rules are followed more. But they are not as beautiful as here. They don’t have the peace of mind that is slowly growing inside of me and slowly melting the social anxiety that I have accumulated for years.
I’m better off here, even if I am still waiting to work properly, even if a lot more happens in cities outside, even if the north is a more organized, even if I liked many things in England and they were well done. But what surrounds that better application of the rules is not as beautiful as here. The people you meet on the street or in the offices are not as beautiful as here. And then, come on, here you have the sea and you need sunglasses to have breakfast outside.

Come diventare traduttore dopo più di vent’anni di esperienza or How to become a translator after twenty years’ experience – Part 1

[Scroll down for English]
Da quando sono arrivata in Italia, esattamente un anno fa ieri, ma anche da prima di lasciare l’Inghilterra, mi ripromettevo di arrivare in Italia e fare tutto in regola. Prima di lasciare l’Italia nel 2006, andavo dalla CISL a farmi fare la contabilità perché volevo essere completamente in regola. Non avendo commercialisti furboni né la scaltrezza che viene insita all’italiano che deve sopravvivere, ovviamente, collassai sotto l’inefficienza del sistema, e me andai pur dovendo pagare un tot di tasse che mi lasciò sconvolta, dato che non solo erano troppo alte rispetto a quelle che avevo guadagnato, ma erano fisicamente di più di quanto avessi guadagnato! Non c’era verso per me di pagarle, non avevamo una lira in due, e dovevamo partire per un nuovo lavoro quindi non c’era tempo di provare a capirne la logica.
Quando abbiamo deciso di trasferirci in Italia dopo Brexit anziché la Spagna, il Portogallo o altro, sapevo che c’era una possibilità che lo stato italiano venisse a richiedermi quei soldi. Mio marito invece sperava fossero caduti in prescrizione. Io ero fatalista: andrà come deve andare. Non solo stavo tornando in Italia e volevo fare tutto in regola, ma stavo addirittura dicendo all’Agenzia delle Entrate che volevo tornare a fare la traduttrice.
Le condizioni della Partita IVA sono cambiate notevolmente, tanto che anche uno che guadagna poco come me, forse stavolta può permettersi di fare quei pochi soldi e di farli in regola.
Sapevo quindi che l’Agenzia delle Entrate non avrebbe avuto alcun problema a trovarmi. D’altronde, se voglio lavorare come si deve la Partita IVA devo averla per forza, e se mi avessero chiesto di pagare migliaia di euro, io semplicemente non li ho, non possiedo beni, quindi boh, che facciano un po’ come credano.
Nonostante io abbia presentato la domanda per aprire la Partita IVA entro i termini richiesti, cioè prima del 30 gennaio, non ho ancora una Partita IVA. È arrivata invece una letterina dell’Agenzia delle Entrate del mio ultimo comune di residenza che mi chiede i soldi che già erano troppi da pagare all’epoca, moltiplicato quasi per tre, per i ritardi.
Io ho risposto all’incaricato che ahimè, i soldi non li avevo prima né li ho adesso, che risiedevo all’estero regolarmente iscritta all’AIRE e non mi era arrivata alcuna notifica, e che non è possibile che mi abbiano recapitato alcun avviso nel 2008 in quanto non ero in Italia all’epoca. Che però comunque, non li avevo prima, e non li ho adesso, e se la benedetta agenzia dell’Entrate a Lecce non si fa sentire, non li avrò per tanto, tanto tempo.
Da una parte una vaga, antica ansia mi pervade. Dall’altra mi dico: non ho davvero nulla da perdere, nulla per loro da prendere: amen!
La cosa buffa, da sempre per me, è il mio costante tentativo di fare le cose onestamente, ma se per qualsiasi motivo non sono in regolissima al 100%, mi si becca sempre. E, ovviamente, non c’è verso per me di fare la furba, neanche per le cose più piccole, perché mi beccheranno SEMPRE.
È un tratto di famiglia, pare.
Mio nonno paterno apparteneva ad una famiglia che possedeva fior di alberghi e ristoranti a Capri e a Ischia. O forse entrambi. Dopodiché un fratello prese il vizio del gioco e andò tutto in malora. Mio nonno si fece carico di aiutarlo, ma nel processo perse lui quasi tutto. Mio nonno era poi diventato Procuratore della Repubblica. Era amico di Pertini, pare. Era talmente onesto nel suo lavoro, che gli tolsero un lavoro che riguardava Sofia Loren, in quanto non accettava di fare la minima eccezione e lei era una star. Mia nonna, di famiglia nobile di Puglia poi, immagino, impoverita, gli diceva che apprezzava la sua integrità, ma tutti i suoi colleghi rotolavano nei soldi e lui invece… Perché mio nonno non prese mai un soldo che non gli spettasse correttamente.
Mio padre, da piccolo, visse a lungo in una famiglia povera. Ma onesta!
Mio padre poi, con tutte le peripezie (che racconta nella sua serie di libri che consiglio vivamente, Una Vita Improbabile, acquistabile qui il primo – Europa Edizioni – con la copertina purtroppo vecchia, e qui – IBS il secondo, con la copertina di Paolo Puggioni) dovrebbe essere ricco! Ma non lo è, perché tutta la sua vita ha cercato di fare le cose in regola e si è dedicato troppo ad aiutare chi pensava avesse bisogno di aiuto (spesso dei furboni, come il fratello di mio nonno) anziché sé stesso.
Ed io? Io beh, non ho mai avuto la possibilità di diventare ricca perché prestissimo capii che cosa bisognasse fare per diventare ricchi e da subito non mi interessò, tutto quello sbattimento. Se mi entrava un soldo usciva subito. Non ho mai invidiato nessuno per i soldi che io non avevo perché sapevo che in qualsiasi momento avrei potuto cambiare stile di vita, priorità, eccetera e avrei potuto anch’io avere molti soldi.
Presi una decisione molto presto che determinò la direzione della mia vita, e non me ne pento.
Ora vivo in un luogo meraviglioso, e non ho mai un euro da parte, ma ce la facciamo a pagare quel che ci serve e stiamo benissimo. L’Agenzia delle Entrate ancora non ha risposto alle mie molte richieste, e quindi tuttora non possiedo Partita IVA, e quindi non posso lavorare più di tanto anche volendo, in quanto non posso fatturare grosse cifre. Ma non me ne preoccupo, aspetto. Se un giorno mi chiederanno tutti arrabbiati di pagare tasse per lavoro che non ho fatto, farò loro vedere che io ci ho provato a fare le cose giuste, ma loro non hanno risposto.
L’altro giorno camminavo con il mio cane anziano sul lungomare, felice di ogni raggio di sole, e intorno a me 4 persone sono passate parlando, camminando veloce per rimanere in forma, vestiti sportivi costosi, scendendo da macchine costose, la mattina presto, mare blu, e chi al telefono e chi con un altro erano tutti a parlare di soldi.
Soldi soldi soldi.
I soldi non servono più per fare le cose, i soldi sono il motivo per cui si fanno le cose.
Ma non si vive male così?

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Since I arrived in Italy, exactly one year ago yesterday, but also before leaving England, I promised myself to arrive in Italy and do everything by the book. Before leaving Italy in 2006, I went to the Workers’ Union to do my accounting because I wanted to do everything by the book. As I didn’t have clever accountants nor an Italian’s inherent cunning to survive, of course, I collapsed under the inefficiency of the system, and I left even though I had to pay an upsetting amount of tax that was not only too high compared to what I had earned, but was physically more than I had earned! There was no way for me to pay it, we didn’t have a penny between us, and we had to leave for a new job so there was no time to try to understand the logic behind it.
When we decided to move to Italy after Brexit instead of Spain, Portugal or other sunny countries, I knew that there was a chance that the Italian state would ask for that money. My husband, on the other hand, hoped enough time had passed that they would be time-barred. I was fatalistic: it will be as it will be. Not only was I returning to Italy and I wanted to do everything by the book, but I was even telling the Inland Revenue that I wanted to go back to being a translator.
The conditions for a VAT number (obligatory in Italy even from a very low amount of income) have changed considerably, so much so that even one who earns very little, like me, perhaps now can afford to make that little money and do it by the book.
So I knew that the Inland Revenue would have had no problem finding me. On the other hand, if I want to work properly I must have a VAT number, and if they ask me to pay thousands of euros, I simply do not have them, I don’t own any assets, so they can do what they want.
Although I submitted my application to open the VAT number within the required deadline, i.e. before the 30th of January, I don’t have a VAT number yet. Instead, I received a letter from the Inland Revenue of my last town of residence, asking me for the money that was already too much to pay at the time, multiplied almost by three, due to the delay.
I replied to the man in charge that, alas, I didn’t have the money before and I don’t have it now, that I lived abroad, regularly registered with the Register of Italians abroad and I had received no notification, and that it is not possible that I saw a notice they sent to my last address in 2008 because I wasn’t in Italy at the time. But anyway, I didn’t have them before, and I don’t have them now, and if the blessed Inland Revenue of Lecce doesn’t wake up, I won’t have them for a very long time.
On the one hand a vague, ancient anxiety pervades me. On the other hand I say to myself: I really have nothing to lose, nothing for them to take: too bad!
The funny thing, as always, for me, is my constant attempt to do things honestly, but if for any reason I’m not 100% in line, I always get caught. And, of course, there’s no way I can try to be sly about anything, not even for the smallest things, because they’ll ALWAYS catch me.
It’s a family trait, it seems.
My paternal grandfather belonged to a family that owned hotels and restaurants in Capri and Ischia. Or maybe both. Then a brother got a gambling habit and everything went to hell. My grandfather decided to help him, but in the process he almost lost everything. My grandfather then become a State Prosecutor. He was a friend of Pertini, Italy’s most beloved President, it seems. He was so honest in his job that they took a job involving Sophia Loren off him, as he didn’t accept making the slightest exception and she was a star. My grandmother, from a noble family of Puglia which then, I imagine, became impoverished, told him that he appreciated his integrity, but all his colleagues rolled in the money and he instead … Because my grandfather never took a penny that he wasn’t correctly entitled to.
My father, as a child, lived in a poor family for a long time. But they were honest!
My father himself, with all his adventures (which he tells in his series of books that I highly recommend, An Improbable Life, available here – Amazon UK – and here – Amazon UK the second, with covers by Paolo Puggioni ) should be rich! But he isn’t, because all his life he tried to do things with honesty but devoted too much to helping those whom he thought needed his help (often rascals, like my grandfather’s brother) rather than himself.
And me? Well, I never had the chance to get rich because I knew very quickly what to do to get rich and immediately I didn’t care for it, all that effort. If any money came my way, it left me just as quickly. I have never envied anyone for the money I didn’t have because I knew that at any time I could have chosen to change my lifestyle, my priorities, etc. and I could have a lot of money too.
I made a decision very early that determined the direction of my life, and I don’t regret it.
Now I live in a wonderful place, and I’ve never got a single euro to spare, but we can pay for what we need and we’re fine. The Inland Revenue still hasn’t responded to my many requests, and therefore I still don’t have a VAT number, and therefore I can’t work too much even if I wanted to, as I can’t invoice large amounts. But I don’t worry, I wait. If one day they will angrily ask me to pay taxes for work that I haven’t done, I will show them that I tried to do things by the book, but they haven’t answered.
The other day I was walking with my old dog along the waterfront, happy with every ray of sunshine, and around me 4 people passed me by talking, walking fast to stay fit, expensive sports clothes, getting out of expensive cars, early in the morning, blue sea, and whether on the phone or talking with another they were all talking about money.
Money money money.
Money is no longer something you need to do things, money is now the reason for doing things.
But isn’t that an unpleasant way to live?

La nostra nuova vita in Salento – 2/Our new life in Salento – 2

Il caldo è iniziato e stamattina, dopo una meravigliosa sosta sul lungomare a prendere un donut, un latte macchiato senza zucchero da quanto erano dolci il caffè e il latte, e un pasticciotto, dolcetto tipico di queste parti, poi una sosta piacevolissima al parcogiochi sul mare, chiacchierando con persone che sono scappate da Londra a fare crescere i bambini in un luogo più sano e bello, e una mamma di una bambina che probabilmente andrà a scuola con mia figlia, infine una microcamminata sugli scogli, siamo tornate spedite alla macchina trovata già rovente e siamo salite su in fretta in fretta alla nostra casetta, fresca e vivibile.

Oggi dicevo a mia figlia, che era impressionata dalla facilità con cui facciamo amicizia qua, o parliamo con le persone, vedi, questo è il rapporto naturale che ci dovrebbe essere tra gli esseri umani. Sì a noi sorprende perché veniamo dall’Inghilterra, ma è questo che è normale, non il contrario.

Parlarsi, raccontarsi, viversi.

Traduco il mio romanzo, ricordo perfettamente tutti gli anni trascorsi prima di questo, e la tristezza di fondo che permea il mio libro, The House of Blue (potete leggerlo qui)

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i fantasmi che vi aleggiano che sono ancora lì, ma adesso seduti, in disparte, perché intorno a me c’è il sole.

Questo pomeriggio incredibilmente è nuvolo, e ha pure piovuto un po’. Immediatamente la malinconia si avvicina un po’, mi guarda speranzosa. Ok, le dico, mi metto a tradurre, ma non vado oltre. Malinconia qui non sei più di casa.

In Salento in questo momento mi sento a casa, qui dove davvero il colore che domina è il blu.

 

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The heat began this morning, after a marvellous stop on the waterfront to grab a donut, a sugar-free caffelatte since the coffee and milk were so sweet already, and a pasticciotto, a traditional pastry of these parts, then a very pleasant stop at the playground overlooking the Sea, chatting with people who have run away from London to raise their children in a healthier and more beautiful place, and a mother of a little girl who will probably go to school with my daughter, finally a micro-walk along the rocks, we went back to the car which we found found scorching hot and drove up quickly back to our little fresh and liveable house.

Today I said to my daughter, who was impressed by the ease with which we make friends here, or talk with people, you see, this is the natural relationship there should be among humans. Yes, we are surprised because we come from England, but this is what is normal, not the other way around.

Talking, telling, living.

I translate my novel, I remember perfectly all the years before this, and the melancholia that permeates my book, The House of Blue (you can read it here)

The ghosts that lie there that are still around, but now sit, on the side, because the sun shines around me.

This afternoon is, incredibly, cloudy, and it has rained a bit. Immediately the melancholia approaches, looking hopefully towards me. Okay, I tell her, I’m going to translate the book, but I’m not going beyond that. Melancholia is no longer at home here.

In Salento, right now, I feel at home, surrounded by the dominating colour, the colour blue.

 

The House of Blue is out in print

And so, here it is.

My novel, The House of Blue, is finally available in hard copy too. Also in Kindle format (free if you bought the print copy).

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It is available on Amazon (and soon other places too) all over the world.

It is a strange feeling, a feeling of peace and relief.

This is not how I would have chosen to write my book. I’ve been writing since forever but always postponing, always impossibly busy doing crazy things with my life which, fortunately, as I stand now, didn’t turn out too badly. Then again, looking back, that was not how I would have lived my life, given a choice, which I felt I never really had: I always took it by force, wilfully, that choice, and did “whatever I very well pleased”, often to survive.

This book is similar: it was written in stolen time during a Nanorimo burst, just before I started working in a shop and therefore felt it was my swallow soul’s final wingbeat. It started out wanting to be a humorous novel and ended up being a desperate attempt to create a dream pension scheme of mine (I’m serious, the book is full of oldish people) at first and then, as friendships waned and faded and changed, a shrine to enclose precious thoughts in. By releasing it into the Bookverse, all those thoughts are now released and I am more at peace.

The narrative is a little chaotic, you’re not always sure who’s doing the talking. Chaotic, imaginative, confusing, frustrating, beautiful: all terms that have been used for me. So, I guess, there goes quite a big chunk of me! Shoo! Shoo! Off you go then!

 

 

 

 

Translation and being a “native” speaker

A few days ago my daughter proudly came back from school stating how she did a spelling test that was meant for Year 6s (she is a Year 5) and got 24/24. The very best the other pupils (Years 5 and 6) got was 9/24. My daughter practices her English at school, like everyone else, and at home, with ME.

Now, I am a complicated case, when asked what my native language is. Many, many people, even people who know me and my history very well, are extremely lazy, look at my Italian passport (born in Rome, Italy), while others who do not know me look at my Italian name, and happily declare that of course, my native language is Italian.

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(Lovely) photo from https://www.flickr.com/photos/migliosa/3435613770

I used to be proud of hearing that: having learnt Italian when I was 12, at an Italo-American school in Caracas, Venezuela, and having perfected it enough during my teens to want to start a club to promote properly spoken Italian at my Italian University, I was very proud of my achievement of being able to call myself a native Italian speaker.

However.

When we look at what linguists use to define being native in a language, you will hear a general tendency towards saying that “nobody is truly bilingual”.

Some, bigger and more important agencies, are a little more enlightened. The snippet below came to me after my own enquiry, in reference to a spoken language task. I had to ask because from my professional point of view, what they were actually seeking mattered. Were they seeking for their engine to recognise, say, a tight Yorkshire accent? In that case, I couldn’t help them. Were they seeking a NATURAL English speaker? Well, that would be me!

We are going to have Italian, English GB and English New Zealand projects. Native accent in some of these projects might be very important.

I suggest you to register for the language(s) you are native speakers of.

Where have you studied? Elementary school, high school, university?

I believe you might register for all your languages but the voice recording tasks could be done only for the “really” native language(s)

My reply:

From birth (my family went from Australia,  where they lived, to Rome where I was born, then moved back to New Zealand with me as an infant) to secondary school I was in New Zealand, so English was the first language I spoke. I pick up that accent whenever I am surrounded by kiwis or my sister. I didn’t speak any Italian.

I learnt Italian at school in South America, so I had an accentless Italian when I moved to Italy, at age 12, but my preferred spoken language at that point had become South American Spanish.

My English lost its NZ accent and gained an American one when I moved to the Philippines, at age 15, where I studied as a teenager. Then I returned to Italy and gained a slightly northern Italian accent as I lived in the north of Italy.

The school I attended in Italy after that was a British school in Milan, and I studied for my A Levels (Italian, English and French) in English. I went to an Italian University for 1 year studying English, Spanish and Italian, and then moved to London for 5 years and completed a degree there, in English and Spanish, and acquired a slight London accent.

After that I moved between Spain and Italy and finally landed in England in 2006, where I’ve been living since.

So, my accent in any language varies depending on who I’ve been speaking to recently and even what I’m reading or watching.

That is why I brought it up when it comes to spoken language jobs.

Lately, as we’ve decided to move Italy, I’ve been noticing a warmer Mediterranean accent I don’t believe I ever had, I believe it reflects the desire to go to Italy.

When I speak Spanish, I also acquire a Spanish or Latin American cadence depending on whom I’m speaking to.

So, there you go, it’s complicated, but as far as I’m concerned, my speech is natural in all three! All three of my children were brought up with me speaking English to them, because that is what felt most natural. My Italian, however, is also perfect, though also varying in accent.

So, what do you make of me?

My daughter, born in Leeds, raised in England, never thinking herself different from her classmates in any way, after the Brexit referendum became “Italian”. Which is funny, as she never lived there, and we speak English to her, not Italian. She has no idea of what it’s like to live in Italy, or even how Italians are, as we are not really your typical Italians. We may, out of preference, tell her occasionally that such and such a habit or behaviour (colour matching and dress sense, for instance) is more Italian than English, but that is that. Now, however, she is “Italian”. She has an Italian passport. An Italian name. And yet, she trumps all her classmates (except for one, who is nearly as good as her in English, a “Turkish” girl in her exact situation) in English spelling, reading and writing.

So, what do you make of her?

When it comes to speaking, depending on what you need that speech for, a native Derbyshire accent might be better than my variable, nuanced and sometimes way too “posh” or “Dutch” (a favourite) or Mediterranean accent. When it comes to writing, my English is better and more correct than most newspaper articles I read.

So, as a humble translator, I ask you to consider very seriously before your agency assures you their translators are “native” speakers. What you want, is an ability to read, write and think naturally in that language, combined with experience and studies to consolidate that knowledge. ONLY being native (unless you want your iphone app to understand a pronunciation of bus or plate that most would not understand) may well be useless, if not counterproductive, a lot of the time.

Incidentally, should you want to comprehend what a lack of borders feels like, please refer to yesterday’s post.