Identità

Da sempre, anzi, no, da quando sono entrata a far parte della “società umana, quindi da quando ho circa 12 anni, mi sono posta il problema di chi fossi. Dovevo essere cugina di qualcuno, sorella di qualcuno, figlia, nipote, amica. Prima di allora, con i miei genitori e i miei fratelli, c’era molta distanza. Eravamo, ma non eravamo di nessuno.

Con il mio cane, poi, semplicemente ero. Anzi, eravamo io e lui. Giravamo indisturbati per le strade ed i campi intorno ad Arequipa, in Perù.

Arrivata in Italia, il centro del mio universo si è gradualmente spostato dal piangere tutte le notti perché rivolevo il mio cane, a capire quanto fosse importante avere un’identità.

A scuola ero la peruviana, la ragazza nuova. I professori mi guardavano con sospetto, mi sculacciavano, mi gridavano, ma raramente, con il senno di poi mi rendo conto, scherzavano con me. Io vedevo i prof più simpatici scherzare con i compagni, e volevo essere come i miei compagni, perché volevo quelle risa, volevo quegli scambi.

E così, la storia della mia vita. Voler essere qualcuno che, secondo la persona che aveva davanti, avrebbe ricevuto sorrisi, scherzi, risate, dolcezza, amore… forse? In realtà quello l’ho conosciuto, e quindi per un po’ ardentemente desiderato, molto, molto dopo.

Adesso, superati i 50 anni, festeggiati con un tatuaggio che doveva racchiudere la mia vita fino a quel momento, mi rendo conto che 39 anni di duro lavoro sono stati pressoché inutili. Ero chi ero, un essere indefinito che però è diventato maestro in vedere le persone, e capirne, comprenderne l’anima in modo semplicissimo. Adesso la sfida è diventata, e sta riuscendo, NON cercare in ogni modo di soddisfarne i bisogni, di quell’anima che vedo.

Senza fatica, si sta trasformando in semplice accettazione, e ritorno all’amore di un tempo per la vita in generale. Con le sue sofferenze, i suoi Coronavirus, le sue guerre e potenziali crisi nucleari.

In mezzo a tutto questo, una cosa mi infastidiva: non aver tradotto e pubblicato il mio libro, nato nel 2012 a Cambridge, nato male, aggiustato per strada. Dovevo levare tante cose. Come la protagonista di Lezioni di Piano, dovevo lasciare quella forma in fondo al mare.

Ed ecco, finalmente. Deliberatamente costoso, non acquistatelo. Però c’è. Lo definirei, come tematica, più o meno Realismo Magico.

Su Amazon, su Kindle e cartaceo.

 

Today I am writing on borrowed time. Even that is hard. I have cut some of my roses and placed them on the desk next to me, there are many pristine white ones and one strongly scented, gorgeous, intense red one in the centre, and they are placed in a beer glass. Distractions abound and are relentless. I try to say to myself nope, I would be working this morning were it not for the teacher of the course we’re running being sick. So, I can safely ignore every all messages from WhatsApp, not be tempted to answer any emails or give follow-up to so many, many things.

I wonder if I could possibly write a blog post, like I used to, just to get my thoughts out there, not because I expect anyone to read it. Or even finish “translating” my book so I can finally publish it in Italian, or perhaps do some marketing and illustrating and graphics for the next tings we want to do as La Pecora Nera… but that would be work too, so no.

I wish I had noise-cancelling headphones, but more importantly, I wish I didn’t feel guilty in using them if I had them.

My dogs have returned from outside and my husband and distractions will resume, plus I will want some coffee so I will interrupt this flow of consciousness, but I am really really smelling the roses… if nothing else the scent of my red rose is just heady and lush and gorgeous, if you can say that about a scent.

A glass of freshly cut white and red roses
A glass of freshly cut roses, all white and one scrumptious red.

Un ragazzo come tanti

All’alba dello stesso giorno ho ricevuto un messaggio da B., un ex-beneficiario della Casa d’accoglienza per minori stranieri non accompagnati dove lavoro, che con gioia mi inoltrava una canzone dedicata a lui dai suoi fan in Nigeria. Poco dopo, ho ricevuto il messaggio che U., altro ex-beneficiario residente nello stesso periodo di B., è morto, investito da un treno in una stazione di Milano.

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Un po’ come quando durante il recente Pride di Lecce la lettura della lettera d’addio straziante della ex-prof Cloe Bianco fu interrotta dall’innocente apparizione della sposa sul terrazzo a fianco, a volte le coincidenze sono crudeli.

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Alle volte si vince, alle volte si perde.

La morte di un ragazzo così giovane è solo tragedia, è solo perdita. Noi operatori sociali che lavoriamo con ragazzi giovani lottiamo ogni giorno perché siano sempre vittorie, e ci speriamo, e lo vogliamo con tutto il cuore. Forse a volte sbagliamo noi, ma di sicuro ce la mettiamo tutta per fare il meglio possibile. A volte sbaglia il sistema, ancora non abbastanza attento all’individuo, ma anche quello, devo dire, è meglio di tanti altri. Almeno ci si prova.

Il ragazzo aveva gravi turbe psichiche, ma non era stato sempre così. Cos’è successo, come si poteva evitare? Adesso ormai non lo sapremo più. Resta solo il cuore infranto dei colleghi che l’hanno praticamente cresciuto, e se lo sono visti trasformare da dolce ragazzino a creatura forse bipolare, minacciosa alternata a dolce, già passato a fatti più di una volta, pericoloso seriamente e provocante ansia e angoscia a chi faceva di tutto per aiutarlo.

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Anche il mio ex-marito è così. Ed è inglese, ex-europeo. Così milioni di italiani, vittime e carnefici nello stesso momento, un pericolo per chi sta loro intorno e un dolore continuo per chi li ama.

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Abbiamo diritto ad un aiuto a mantenere la nostra salute mentale, io penso, equivalente al nostro diritto a mantenere la nostra salute fisica. Anche i più cinici concorderanno che prevenire possibili attacchi o disastri causati da una persona psicologicamente distrutta è meglio che curare.

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Io processo così la notizia, scrivendone, o meglio, cercando di scriverne tra mille distrazioni della vita quotidiana. Non ho modo né spazio per processare davvero la perdita di una vita di cui sono stata anche se per breve periodo parte, che tanti hanno fatto di tutto per preservare.

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Per i miei colleghi, ci sarà qualche altro modo, immagino. La famiglia, la chiesa… magari per qualche fortunato lo psicologo, amici che comprendono. Lavorare nel sociale richiede una pelle spessa, che io mi sto finalmente facendo, un poco, un po’ di corazza, un po’ di freddezza. Ma la crescita di questa pelle andrebbe sostenuta.

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Chi osa dire un immigrato in meno spero faccia mille sogni di vergogna per tanti anni a venire.

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Un pensiero con questo post disconnesso a tutti quelli che abbiamo perso, che stiamo perdendo, perché non sono riusciti a guarire da soli da profonde ferite nell’anima e nella mente.

Il contesto è tutto

Passo davanti a questo posto più volte la settimana.

Qui, a Santa Maria al Bagno in località Il Trullo, qualche tempo fa c’erano varie sculture, tra cui questo polpo. Ormai si vedono quando sai che ci sono, ma si confondevano tra le rocce e gli scoglie circostanti.

Poi c’è stata una supermareggiata l’anno scorso che ha distrutto gran parte di questo lungomare, rompendo il polpo e rendendolo ancora più difficile da vedere.

Oggi però, con il mare un po’ mosso che usciva scomposto e riempiva spazi prima occupati da scogli, l’ho visto molto meglio di sempre. Eccolo, il polpo.Polpo lungo il mare

Semplicemente, ora, lo vedo meglio.

Allontanarsi un momento da una situazione e guardarla da lontano, è talvolta indispensabile per capirne la vera portata, il vero aspetto, eppure lo facciamo raramente.

Inoltre, è difficile renderti conto davvero del potenziale di una persona, finchè non la guardi diversamente, finchè non la vedi inserita in un contesto che le è congeniale, ed ecco allora che la vedi, in tutto il suo splendore.

 

 

 

 

Il calore umano

Quando mi trasferii qui dall’Inghilterra nel 2017, rimasi sbalordita e rasserenata, rassicurata e felice di quel che mi sembrava di aver trovato nelle persone: la mia natura di quando ero bambina, ancora aperta al mondo e traboccante di fiducia nel genere umano, rispecchiata.

Sono cresciuta in giro per il mondo, circondata sempre da culture profondamente diverse l’una dall’altra. D’altra parte, i miei genitori già si sentivano diversi dalla cultura Romana loro d’origine, ma erano anche molto assenti, come era tipico in quegli anni e in quel tipo di vita: influivano ben poco sulla mia idea di come fosse fatta l’umanità. Per me l’umanità era diversità di colore di pelle, modi di vestire, modi di vedere la vita, e dal momento che non c’era alcun genitore che “correggesse” questo modo assolutamente universale di vedere la natura umana, io sono cresciuta con l’idea che l’Uomo fosse multi-faccettato, diverso, colorato, e che nessuno fosse migliore dell’altro, solo… diverso, e che diverso fosse normale, oltre che bello, mai noioso. Per me la stranezza fu arrivare in Italia la prima volta e vedere tutti nella mia zona essere molto simili, con idee simili, con vite simili… questa per me non era normalità.

La normalità per me era che la percezione della realtà fosse assolutamente soggettiva e che quindi esistessero ben pochi “assoluti”.

Sono anche cresciuta leggendo moltissimo, e frequentando le persone sempre per poco tempo. L’idea su cosa fossero e come pensassero gli esseri umani l’avevo quindi tratta dai tanti libri che leggevo. Mi resi conto solo molto tardi che gli esseri umani non pensavano con la voce profonda, attenta e riflessiva del narratore dei libri che leggevo. Né si ponevano tutte quelle domande né pensieri che invece trovi nei libri.

Tra i tanti libri che ho letto crescendo c’erano i vangeli e la bibbia, lasciati in giro per casa: la mia famiglia oltre che primariamente assente non era particolarmente religiosa. Sono cresciuta quindi dialogando a voce alta con Gesù, sentendomi un po’ come la bambina Celeste della telenovela di allora.

Per me Gesù era molto ok, Dio un po’ burbero ma tendenzialmente giusto, e prendevo alla lettera quando si parlava di tutti gli esseri umani figli di dio, ma proprio tutti. E per dio, con il senno poi, traducevo sempre amore: quindi la grande parabola, per me ovvia, era che siamo felici se siamo figli dell’amore, se siamo figli dell’odio, la gelosia, la rabbia e via dicendo, siamo meno felici.

Con questo potrei farci un trattato di vita.

Comunque dicevo: appena arrivata qui, vedevo molta gente sorridere, nessuno che parlava male dell’altro. Mi dicevo “ecco dove sono le mie radici!” (Mia nonna paterna era Leccese D.O.C.). Ecco dove finalmente sono tra “la mia gente”.

“La mia gente”. Un concetto per me completamente alieno. Per moltissimi di voi, assolutamente normale. Per alcuni di noi, capiamo che “la mia gente” sono quelle poche persone scelte con cui possiamo finalmente abbassare le difese ed essere noi stessi.

In Salento, avevo imparato ad abbassare le difese. Arrivata qui con ansia sociale abbastanza forte, frequentando un corso di specializzazione, conoscendo gente, e andando avanti a creare La Pecora Nera, ma soprattutto lavorando con i miei meravigliosi colleghi nella Casa Famiglia per Minori Stranieri, piano piano mi passò gran parte di quest’ansia.

Ebbi un’esperienza che però avrebbe dovuto mettermi in guardia. Era così estrema che all’epoca la ridussi a un caso isolato: conobbi una donna molto simpatica, una bella tipa, figli con interessi comuni e ok. Dai discorsi che faceva sembrava essere molto tranquilla verso gli altri, tranne una donna di cui diceva peste e corna. Poi conobbi questa donna di cui mi diceva peste e corna, e quest’ultima mi disse peste e corna di lei. La donna mia amica seppe che (per tutt’altri motivi) mi ero dovuta sentire con la donna sua nemica, e solo perché non risposi al telefono (per educazione) quando mi chiamò (sapendo che stavo parlando con questa sua nemica) mi fiondò addosso tanta di quella bile, odio e rabbia che le dovetti dire “ehmmmmm ok ciao”.

Passano gli anni, io continuo nella mia bolla felice. Con La Pecora Nera, facciamo cose belle. Perdiamo gente per strada, con profonda delusione. Iniziamo a sentire le prime voci meschinelle. Poi iniziano i primi incontri collaborativi e piano piano si insinua la serpe della politica. La politica non è diversa, come intensità e come modo di ragionare, a quell’ex amica e la sua bile. Io non voglio entrare in politica, l’ho sempre odiata con enfasi, in quanto opposta a me.

Io non prendo parti. Mai. Nemmeno quando si tratta della mia migliore amica. Io ti giudico per come tu ti comporti con me. Se poi so per certo che sei un prepotente contro i più deboli, è un altro discorso. Ma se l’amico mio ti giudica male, io non ti giudicherò male. E non parlerò nemmeno male di te. Se proprio mi fido di una persona, posso dire che una cosa che fai mi da fastidio: ma dà fastidio a me, non deve dare fastidio alla persona che ascolta il mio sfogo “per solidarietà”.

Questo modo di essere è l’antitesi della politica: “tu devi prendere una posizione, devi schierarti, a favore o contro!”Tu sei amico di tizio e quindi sei nemico nostro!” “Tu dici di essere mio amico e quindi non devi frequentare Tizio, o non devi accettare il lavoro di Caio.” Ma dico, scherziamo? Non esiste nulla di più lontano da me. Mi fa venire in mente questa canzone geniale di Edoardo Bennato

Dopo un paio di avvertimenti che ho pagato (letteralmente) veramente salati, credo di star capendo la lezione. Ora sto muta ad esprimere anche la più minima opinione, soprattutto quando se ne parla a gran voce. Più a gran voce si urla pro oppure contro, meno dico la mia.

Ora devo decidere come gestirla. Se continuare ad informare come faccio ora, ogni singola persona che vado conoscendo, “guarda che non mi schiero, guarda che non faccio politica, guarda che se Tizia non piace a te e tu piaci a me non vuol dire che Tizia non piaccia a me, guarda che prima di giudicare una persona bene o male devo proprio conoscerla a fondo, e siccome questo non sempre si ha il tempo o l’occasione di farlo, io non giudico proprio nessuno sulla base di quel che pensano ‘gli altri’, oppure se fare i bagagli e tornare a vivere sui Moors piovigginosi da sola con il mio cane circondata di rose.

Ovviamente quest’ultima cosa non la posso fare, se non altro perché amici che devono trasferirsi qui in Salento non me la perdonerebbero mai, ma sanno anche che è un mio modus operandi.

Tutto questo modo di essere è stato tradotto in questo schizzo by Paolo Puggioni: che ne pensate?

Bella di Notte

Molto tempo fa scrissi una cosa ispirata dalle magnifiche agavi che vivono felici ovunque nel Salento. All’epoca ero ancora più ignorante di adesso e pensavo fossero delle gigantesche aloe vera. Qui un piacevole video che ce ne spiega le differenze.

Poi scrissi un’altra cosa, sempre ispirata dalla botanica locale.

Un’altra delle molteplici piante che amo di questa magnifica terra Salentina è la Bella di Notte.

La vedevo ovunque, cresce come erbaccia qua e là, e prende subito. Quando la vedo mi strappa il solito commento: “In Salento, persino le erbacce sono stupende”.

Bella di Notte una mattina di settembre.
Bella di Notte una mattina di settembre, nel campo appena toccato dal primo sole.

 

Lei la trovo favolosa perché io la vedo frequentemente con i fiori aperti, perché con la cana Nikita facciamo i giri alla sera se fa fresco oppure alla mattina molto presto, ma se non facessi quegli orari non la vedrei, perché di giorno lei chiude i fiori.

Mi ricorda un’amica che avevo, che prediligeva la notte al giorno, creando alla giovane me non pochi disagi quando cercavamo di compiere progetti insieme, e all’epoca mi dispiace dire che non la capivo, insistevo che se voleva fare progetti con me di cui avrebbero beneficiato le persone, doveva essere attiva negli orari in cui di solito le persone sono attive!

Il mare visto da casa mia in una mattina di settembre.

Ma sono cresciuta, e ora capisco. Ci sono molte persone che seguono ritmi diversi dalla maggioranza che li circonda, che hanno abitudini o necessità diverse, che sia perché sono eterni stranieri, che sia per il loro orientamento sessuale, per l’età, per una qualche disabilità o semplicemente perché il loro corpo si sveglia e funziona meglio di notte anziché di giorno.

Se ne parla in un episodio della nuova serie Modern Love su Amazon Prime. Ci penso spesso quando ripenso a quante persone incredibili, oppure semplici ma vere, vive, che vale la pena di conoscere, che ho conosciuto solo perchè ho frequentato luoghi in orari strani, fuori dal comune, senza aver timore di queste persone la cui vita ordinaria si svolgeva in quell’orario così atipico. Quanta ricchezza, nel conoscere abitudini, e modi di vedere la vita, e realtà diverse dalla nostra.

Come per la Bella di Notte, alle volte basta spostare di pochissimo le nostre, di abitudini e certezze, per vederne l’incredibile bellezza.

Noi de La Pecora Nera lavoriamo attivamente perchè questo succeda con maggiore facilità e in modo piacevole per tutti. Per saperne di più su la nostra Associazione (ora APS), seguiteci su Facebook, andate a vedere il sito oppure leggetene l’origine qui.

 

¡No te preocupes!

El problema siempre es ¿de dónde empezar? Porque antes que pueda sentarme a escribir hay que pensar en los gatos, en la perrita, en los platos, en toda clase de cosas y para la hora que te sietes (si te sientas) ya todo se te ha pasado por la cabeza, todo y el contrario de todo, y te quedas mareada, agotada, y ya vacía, sin nada mas que decir. Y cansada. Así que te miras un poco de cosas en Facebook, y después o te pones a trabajar, o decides de hacer algo come jugar a un videojuego para que la mente se calle y por lo menos, descanses.

Yo quería contarte de come es mi vida ahora. Que seguramente cuando nos encontramos habrás pensado que yo pudiera solamente estar bien feliz, por fin cumpliendo con muchos sueños, por fin los niños todos bien tranquilos, y así es, así es de verdad.

Para decidirme a ignorar lo demás que hay que hacer me hice un cafecito con el café buenísimo que me llevó mi socio desde la Colombia: no solamente café colombiano sino también café a la vainilla, que delicia.

Café Sello Rojo a la vainilla

Necesitaba algo dulce.

Ayer mi abogada respondió muy brevemente a una pregunta muy larga que le pedí, donde pedía justicia, donde le decía que no soporto que las personas se porten mal conmigo, sobretodo si lo hacen porque piensan que yo haga algo malo, porque ni siquiera la cosas mas estúpidas y casuales de malo que la gente hace como si fuera nada todos los días yo logro hacer. ¿Ya tu lo sabes no?, como mi sentido de justicia es bien fuerte, y como lo injusto me mata, me tuerce, me apuñala.

Tu lo sabes que yo no sé cómo callarme.

Y no fue suficiente. Se me quedó hasta que finalmente me dormí, y estaba ahí todavía cuando me desperté. Imploré a mi perrita di quedarse cerca de mí y me volví a dormir. Y hasta en mis sueños yo estaba cansada, tan cansada que no lograba moverme bien, ¿a cuántos de nosotros les pasa eso en los sueños? A muchos, lo se.

Yo quería contar de la vida cuando uno es hipersensible, o cuando tiene low distress tolerance como lo llamó el psicólogo en Inglaterra. Y pues eso es. Y trabajar y vivir por un sueño, en donde ayudas las personas a luchar por sí mismas y sus proprios derechos, uno pensaría ¿que bueno, no? ¿Cómo te van a decir que haces algo malo? Pero no es así. Aún en este sector hay quien aprovecha, hay quien maligna, hay siempre quien dice mal, y piensa mal, y quiere aprovechar para fines políticos, imaginate, yo, y la política. Que chiste.

Pues dentro de poco tendrè 50 anos. Estoy feliz. Tengo amigos preciosos, trabajo con gente preciosa, mi sueño de pequeñita se va realizando, y pues está bien. Necesito aprender que no todos van a dejarme en paz, si no están interesados, a intentar hacer algo bueno. Alguien siempre habrá que me afectará, que ella o él lo quisiera o no, y me quitará mi serenidad.

Tan solo sentándome a escribir ya estoy mejor, aunque sienta de toda manera el corazón espantosamente pesado.

Ahora me voy a jugar, y mañana comienza una nueva semana, donde mis debilidades, mis hiper esto y hiper aquello, van a estar calladitas o por lo menos las voy a ignorar.

Porque a veces, si no puedes hacer nada para remediar lo que te està quitando fuerza, lo único que puedes hacer es ignorarlo, y seguir adelante, y dejar que las sonrisas de tus familiares, de tus amigos, de las personas que encuentras y que ayudas y que quieren ayudarte, y una perrita cerca de ti, sean suficientes para alegrarte el día y dejarlo todo desaparecer.

 

Donna sorridente con cane pastore tedesco

Ce la posso fare da solo

Un punto comune delle più grandi problematiche individuali delle persone è l’essere convinti che la loro felicità, il loro benessere dipenda da qualcun altro. Dal marito, dal governo, dal datore di lavoro, dalle proprie circostanze di vita nelle quali ci si sente impotenti.

Molto semplicemente, non è così.

Basta guardare le persone che hanno quello che noi vorremmo, e osservarne la vita o fermarcisi a parlare. Quasi tutti, scopriremo, hanno avuto possibilità simili o uguali alle nostre, ma le hanno gestite diversamente. Non hanno aspettato qualcuno che desse loro il lavoro fisso, che li telefonasse, che li dirigesse. Non hanno aspettato che il governo li sistemasse. Si sono organizzati, hanno seguito un’intenzione loro, e sono riusciti a realizzarla.

Tutto qua, alla fine.

Per risolvere il senso di impotenza che porta le persone a non credere più in un’autorità competente e invece sceglie poi di credere in un altra, spesso basterebbe sfruttare uno dei successi maggiori che abbia compiuto l’uomo, l’epoca digitale.

Incredibilmente, nel 2021 ancora non è compresa nè sfruttata appieno.

Ecco un piccolo vademecum di cose da imparare:

Email: saperle leggere, saper rispondere, saperle scegliere.
Saper trovare informazioni su internet.
Discriminazione di suddette informazioni, evitando le notizie false.
Crearsi uno SPID, imparare a usarlo e altre forme di identificazione online
Pagare le bollette online
Ottenere una buona connessione internet
Videochat e riunioni, come farle al meglio.
Usare, sfruttare e non farsi sommergere dai social media
Fare e cautelarsi negli acquisti su internet.
Vendere/vendersi online.
Capire e gestire la riservatezza dei dati propri ed altrui.
Gestire la banca online
Prenotazione di vacanze/trasporti
Videogiochi, quanti, quali e cosa sono
Trovare lavoro
Preparare e circolare portfolio e cv
Preparare e circolare documenti e presentazioni

Presso La Pecora Nera presto partirà un corso per queste abilità da imparare. Nel frattempo, spero di poter iniziare a crearne una piccola e facile guida online. Un punto di partenza.

Chi voglia collaborare con noi, come volontario o tirocinio formativo, o voglia sostenerci, è bene accetto!

Scrivete a info@associazionelapecoranera.it con qualsiasi idea.
Donate o associatevi con 20 euro per anno con Paypal: https://www.paypal.com/lapecoranera
O tramite IBAN: IT60B0306909606100000173739
Abbiamo solo bisogno che ci comunichiate, insieme alla ricevuta se con bonifico,
Nome e cognome
Data e luogo di nascita
Email esclusivamente per comunicazioni dall’Associazione
Indirizzo di residenza

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fatina su albero

Siamo TUTTI degli spiriti liberi, perchè nessuno può intrappolare il nostro spirito, a parte noi.

 

 

Non siamo altro che metaforica presenza.

Non siamo altro che metaforica presenza.

Siamo da vivi la presenza che vogliamo, che proviamo ad essere. Proiettiamo, o cerchiamo di proiettare, l’energia, la forza, l’immagine che vogliamo.

Ma siamo anche ciò che qualcuno vuole che siamo. Quanto importa quanto noi vogliamo essere presenti, veri, nell’immaginario di qualcuno, nella realtà mentale ed emotiva di qualcuno? Nulla, non conta nulla, perché noi saremo sempre quello che l’altro fa di noi. Loro posseggono un’immagine e una forma di noi e di quella ne fanno quel che vogliono, e noi facciamo lo stesso con loro.

Il mio cane è cane per chiunque, per me è vita, è figlia. È sempre lei, sempre la stessa creatura, e io non so e non saprò mai cosa lei pensa di essere per me, so solo quello che ne faccio io. Per una persona, per un umano, il tutto è ancora più forte.

Il mio antico amore, la mia antica amica, mio figlio, mio marito, mia sorella: essi sono ciò che io ne faccio per me, esistono palpitanti e reali, con le fattezze, pure, che mi immagino io, con la forza di esistere che mi immagino io… ma che dico, immagino. È reale e concreto e palpabile. L’effetto che le persone lontane, lontane nel tempo, nello spazio, hanno su di me, è o può essere tale e quale all’effetto che hanno su di me le persone che incontro tutti i giorni.

Come una strada che percorri la prima volta e ti sembra lunga, lunghissima, tortuosa e complicata, e dopo qualche volta che la percorri diventa familiare e velocissima, pensi di poterla fare anche ad occhi chiusi, così è con le persona: la prima volta che le incontri sono straniere, differenti, lontane. Tranne in pochi casi in cui ti guardi, colloqui, e dici: “ehi ma… ti conosco già?”

E quei casi sono forti, fortissimi, inspiegabili e mistici. Dove ci siamo già conosciuti? Abbiamo avuto altre vite? O riconosciamo nell’altro qualcosa di familiare, di già sentito, percepito, forse con altri, forse con noi stessi, ma magari anche in un sogno! Perché quante volte vi è capitato di sognare persone, realtà, case, situazioni che sembravano e si sentivano così reali, così tangibili, da lasciarvi confusi quando vi rendete conto che così non è stato? Che solo sogni erano?

Com’è facile allora pensare, speculare, immaginare che ci siano santi, dei, reincarnazioni. Come viene facile e naturale pensare allo spirito, all’astro, alla telepatia.

Io non credo a nulla di tutto questo e credo a tutto.

Non credo che un mazzo di carte possa dirti nulla di te, ma credo alla capacità di noi umani di proiettare, di plasmare nell’immaginario una realtà solida, e le carte, i tarocchi, o qualsiasi altra cosa noi vogliamo usare, possono riflettere quella realtà.

Come funzioni, nella fisica, non lo so: quello sta allo scienziato. Da millenni noi speculiamo e inventiamo storie che spieghino il funzionamento di un’apparizione mistica, della telepatia, dell’amore, della presenza fortissima, dell’altro potenziale nella cultura. Parliamo di persone “magiche”, di persone “potenti”, di persone che con la loro sola presenza possono cambiare l’umore di una stanza: tutto esiste e tutto è vero, ma molto probabilmente niente corrisponde all’interpretazione mistica, religiosa, soprannaturale che troppi ne danno: non abbiamo linguaggio scientifico per definirlo, a noi umani viene naturale trovare parole altre, concetti altri, per definire ciò che ancora non comprendiamo, ma che indubbiamente esiste.

So che un giorno la fisica ci spiegherà cosa succede. Ci spiegherà come tua madre possa essere più, meno o altrettanto reale e tangibile per te e per gli altri da morta che da viva, ci spiegherà perché il ricordo di un amante possa ancora ferirti come lo avessi davanti a te a schiaffeggiarti, come gli occhi sinceri dell’amico che amavi possano farti irrompere in pianto dall’amore che infondono e da come non ti senti più solo per quei dieci minuti, dieci minuti in cui lui però non c’era fisicamente, dieci minuti in cui lui era già morto, 30 e passa anni fa.

Che cos’è dunque la vita, e cos’è la morte? È un cambio di stato della persona fisica, questo è certo. Durante la vita la persona fisica c’è ed interagisce, dopo la morte non interagisce più fisicamente. Ma così anche la vecchiaia e l’infanzia: mio figlio è un uomo, ma è anche il ragazzo, ed è anche il bimbo di tre anni che avevo: tutto sta a dove la mia mente lo piazza nel momento che sceglie di interagire fisicamente o no, con la sua persona. L’uomo e il ragazzo e il bambino sono o meglio possono essere altrettanto reali e concreti della persona fisica che ho davanti a me, tutto sta a cosa succede a me, a quanto sono passiva nell’interazione, nella mia mente, con l’immagine di mio figlio, ma io posso e qui sta il nocciolo, io posso anche scegliere di rendere il treenne (come diceva un’amica non più amica di sicuro) più reale dell’uomo attuale. È difficile renderlo presente, renderlo reale, “a comando”. Di soluto ci succede in ondate, ondate in cui tuo padre ritorna ed è vero e palpabile davanti a te. Ma possiamo anche ricrearlo. Ricrearlo con persone viventi, e quindi portarle a noi, o addirittura portare noi stessi a loro. Una delle meditazioni giapponesi che conosco ti aiuta a farlo, il tantra ti può aiutare a farlo, la concentrazione, non so, altri metodi che non conosco. La disperazione, la felicità estrema, anche loro possono renderti reale e concreta una persona davanti a te, tanto da poterci quasi interagire come se l’avessi davanti fisicamente. Il tutto come particelle che si riflettono nei movimenti a distanza di migliaia di anni luce, come teorizzò il recente premio nobel Penrose. Non sta a me spiegarvi perché funzioni, non sono un fisico. Ma posso dirvi che esiste, posso ricordarvi che esiste. Posso confortavi e terrorizzarvi nel pensiero che voi sarete per gli altri quello che loro vorranno fare di voi. Da vivi, da morti, potete cercare di essere consapevoli di che effetto volete avere sulle persone, sulle realtà che vi circondano, potete cercare di scegliere che siano positive, o, se volete essere malefici, negative. Nessuno ve lo potrà impedire. Magari vorreste che raccontassero storie di voi. Che vi ricordino adesso o dopo la vostra morte come una figura positiva, forte, solare o malinconica e poetica. E poi sperare che sia così, e che da vivi, o da morti, vi percepiscano come una cosa bella, o una cosa terribile, se quello vorrete, anche se sarà difficile, per fortuna, e lo dico con convinzione, per fortuna, sarà difficile che vi immaginino esattamente come voi immaginate voi stessi. Perché molti di noi si vedono molto molto peggio, almeno per alcuni periodi della propria vita, di come ci vedano gli altri.

È un bene però sapere come ci vivono gli altri. Ci riporta a noi stessi, ci fa vedere l’effetto che possiamo avere, ci incuriosisce, diventiamo noi storie meravigliosi, a volte stupefacenti e sconcertanti da raccontare, ognuno di noi.

Ma soprattutto, ci dice che siamo immortali. Siamo già immortali, e siamo viaggiatori nello spazio e nel tempo. Possiamo chiuderci finché ci pare, isolarci finché vogliamo, ma chiunque ci abbia già incontrati, a meno che fossimo assolutamente immemorabili, avrà una vita che ci attribuisce, una realtà solida, un aspetto fisico, che ha bene in mente e in cui esistiamo, siamo. Siamo, inoltre, molteplici. Uno, nessuno e centomila, come diceva Pirandello. Quelli siamo noi.

Esserne consapevoli è tutto. Essere consapevoli che in ogni persona che incontriamo lasciamo un seme, che secondo l’esperienza che quella persona avrà con noi, rimarrà lì, dormiente, o si espanderà, o crescerà rigoglioso e forte. Siamo tantissimi, e non siamo niente, in quanto siamo quello che l’altro percepirà, e saremo inoltre il risultato dei tanti semi che gli altri hanno lasciato in noi. Possiamo scegliere, però, di curare e sviare la crescita dei semi che ci hanno lasciato gli altri, e girare, manipolare, e gestire la realtà che essi sono per noi, e cercare, per quanto riusciamo, a curare almeno un poco il seme che lasciamo agli altri, e se li rivediamo, osservare l’immagine di noi che è cresciuta in loro, fermarci, riflettere, pensare: come mi sta vedendo questa persona, come mi vive, mi percepisce, che effetto ho su di lei? Mi va bene che sia così. Se sì, benissimo, lo coltivo e lo espando come voglio. Se no, posso cercare di ridirigerla, di cambiarla un poco, di aggiustarla… come durante la cura di un bonsai.

Certo ci sono casi che non possiamo cambiare. Abbiamo avuto quella possibilità e adesso non possiamo più. E lì non possiamo fare nulla.

Un morto che vive dentro di noi lo possiamo gestire soltanto noi, lui non può più fare nulla per influenzarci. Ma c’è, vive. Siamo vivi, e tantissimi. Possiamo scegliere di essere demoni, o di essere angeli, o di essere figure epiche o figure drammatiche o figure tragiche o insetti, fastidiosi, irti di continui punzecchi che infastidiscono con zanzarine, come moscerini. Ma siamo noi a scegliere, fino a un certo punto. Per il resto sceglieranno gli altri, ma non per questo la loro realtà e come vivono loro noi è meno noi.

Quindi, ecco, possiamo scegliere di essere più o meno consapevoli di quanto di noi è in giro, e cosa di noi è in giro, e di che sentimenti, riflessioni, esperienze e ispirazioni causiamo negli altri. Ma non possiamo scegliere la nostra ubiquità, e la nostra immortalità: non dobbiamo ambire ad essere dei, in quanto lo siamo già.

Un piccolo aggiornamento

E’ da molto tempo che non aggiorno questo sito, ma dal momento che uso ancora i miei bigliettini da visita di quando insegnavo e traducevo, e non ho ancora quelli dell’Associazione, ho pensato che tanto vale aggiornare eventuali visitatori sulle mie attività al momento.

Il tempo mi sta scappando di mano, ma per la ragione migliore del mondo: ho tantissimo da fare.

Al momento questo mio tempo si divide tra: portare avanti e finalizzare la conformazione della nostra associazione, La Pecora Nera, le riunioni, parlare dei progetti che scalpitiamo per realizzare e soprattutto finalizzare una sede. La sede è essenziale in quanto determinerà quanti e quali progetti potremo implementare da subito, prima ancora di realizzare il sogno finale che sarebbe una grande spazio, immerso nella natura e con attività, progetti e collaborazioni davvero spettacolari. Se volete saperne di più sull’Associazione, qui la trovate su Facebook (più aggiornato) e qui in un sito temporaneo. Una prima iniziativa che sto amando moltissimo, partita dalla mia socia Ivana, viene descritta qui in questo articolo.  Per capire il mio ruolo principale all’interno dell’Associazione, direi che viene riassunto molto bene in questo articolo, sempre di Piazza Salento!

 

Capture dell'articolo su Piazza Salento

Una seconda e primaria attività, è il mio lavoro di Mediatrice Interculturale presso la Cooperativa Polvere di Stelle a Galatina . E’ un lavoro che amo molto e che trovo enormemente utile e di grande soddisfazione. Per farlo, mi sono formata al Cefass di Lecce, studiando in una location bellissima e con professori davvero di prima classe. Lo consiglio a chiunque abbia voglia di sfruttare le proprie lingue e/o le proprie esperienze per aiutare, in concreto, a creare una buona integrazione per i migranti nel paese Italia, di modo che sia l’Italia che loro traggano solo vantaggi dalla migrazione. Se volete saperne di più, non esitate a contattare Anna de Tommaso, è una persona squisita.

Infine, dopo queste e mille altre attività, ogni minuto libero viene passato a coccolare o giocare con o correre con la mia stupenda Nikita.

Myself and my beautiful dog
Nikita ed io al Lido Conchiglie, vicino a casa nostra.

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