Salento freelance

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Ogni giorno quando apro il portatile mi mostra una meravigliosa vista da qualche posto in America. Oggi mi ha mostrato l’immagine che vedete sopra: prima che apparissero le scritte, sapevo già che era per forza l’Italia. Non solo per le Vespa parcheggiate sul fianco della strada (che ho visto dopo), ma per la bellezza mozzafiato eppure dolce di quasi tutti i paesaggi italiani (a parte le Dolomiti: quelle sono solo mozzafiato, non c’è niente di dolce in quelle potenti e maestose schegge).

Ho cliccato, e mi ha fatto vedere: un posto meraviglioso per una vacanza, e poi ha elencatoi siti del patrimonio dell’Unesco in Italia (ne abbiamo più di QUALSIASI altro paese al mondo, seguiti da vicino dalla gigantesca Cina).

Ho pensato: non siamo solo questo.

Non siamo solo una meravigliosa destinazione per vacanze, che offre tutto, dalle settimane bianche sulla neve all’alpinismo, all’arrampicata, all’incredibile biodiversità e fauna selvatica, al mare mozzafiato, spiagge tropicali, foreste, architettura, cultura, arte, spiagge rocciose, vino, cibo, colline, paesaggi… la lista è lunghissima.

Siamo anche un posto fantastico dove vivere.

Dimenticate la propaganda e le proteste, e le lamentele degli stessi italiani (amiamo lamentarci, soprattutto di noi stessi!): qui si può fare, qui si può lavorare anche in proprio e pagando regolarmente le tasse. Io ho rinunciato nel 2006 e mi sono trasferita in Inghilterra perché

a) Non avevo abbastanza fiducia in me stessa e

b) All’epoca le cose erano un in effetti po’ più complicate, ma comunque ben due commercialisti non mi avevano seguita come si deve.

Questo post riguarda iniziare a lavorare in Italia come libero professionista. Il modo migliore di vivere in assoluto perché:

  1. La vita è troppo breve per dover chiedere il permesso di godersi la vita quel giorno invece di lavorare e
  2. Ti permette di scegliere di vivere in una qualsiasi zona di questo incredibile paese.

Come accennato in precedenza, noi abbiamo scelto la Puglia, e più precisamente il Salento. Quindi molti consigli saranno dettati dalla nostra realtà quotidiana. Puoi continuare a leggere tutti i suggerimenti per diventare un freelance in Italia su questa pagina, in modo che io possa aggiornarla man mano. Se decidi anche tu di trasferirti qui o metterti in proprio, o hai bisogno di una mano per residenza, codice fiscale, tessera sanitaria, eccetera, potresti trovarlo utile.

Fatemi sapere se avete difficoltà ad accedere al post!

Condividete pure con chiunque pensiate possa trarne beneficio.

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Every day when I open my laptop Windows shows me amazing views from all over America. Today it showed me this: before the writings showed, I already knew it was somewhere in Italy. Not just because of the Vespas parked on the side of the road, but because of the stunning, gentle beauty of pretty much any Italian landscape (apart from the Dolomites: those are just stunning, there’s nothing gentle about those powerful sharp shards).

I clicked, and it said: a wonderful place for a holiday, and then listed the Unesco heritage sites in Italy (we have more than ANYWHERE in the world, closely followed by gigantic China).

I thought: that’s not all we are.

We are not just a wonderful holiday destination, offering anything from skiing holidays to mountaineering to rock climbing, to incredible biodiversity and wildlife to stunning sea, tropical beaches, rocky beaches, wine, food, hills, scenery… the list goes on and on.

We’re also a terrific place to live.

Ignore the propaganda and Italians’ own protestations , lamentations and complaints (we love complaining, especially about ourselves!): you CAN get things done here, and you CAN work here. I gave up on it in 2006 and moved to the UK because

a) I didn’t trust myself enough and
b) admittedly things were a little more complicated back then, and neither of the accountants who did my accounts prepared me properly.

This post is about working in Italy as a freelancer: the absolute best way to live because

  1. Life’s too short to have to ask for permission to enjoy life instead of working and
  2. It allows you to pick and choose any area in this amazing country to live in.

As mentioned before, we chose Puglia, and more specifically Salento. You can keep reading all tips to become a freelancer in Italy following this link to a separate page, as it is a long post. If you decide to move here too, you might find it helpful.

Please let me know if you have any difficulty accessing the post!

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Come diventare traduttore dopo più di vent’anni di esperienza (II Parte) or How to become a translator after twenty years’ experience – Part 2

[Scroll down for English]
Ancora la Partita IVA richiesta a Gennaio non mi è pervenuta.
Richiedere la carta d’identità è buffo. Devi fare la coda al Comune per farti dare un numero di IBAN da andare a pagare alla banca e poi rifare la coda e portare la ricevuta dell’avvenuto bonifico. Sarebbe più semplice, mi dirai, e io ho detto, che ci fosse il sito bel bello che ti dice quel che devi fare, e tu vai lì con la ricevuta del bonifico fatto online, tutte le cose che ti servono (tessera sanitaria, questo, quell’altro) e tac! Anzi, ancora meglio: mandi tutto in formato digitale via apposito modulo e tac! Ti arriva la carta d’identità a casa.
Ma ti perderesti il gusto di avere sempre ragione, quando spieghi a tuo marito che vedrai, tu PENSI di avere in mano tutto ciò che ti serve sulla base di quel che c’è scritto sul sito, ma no! Ci sarà sempre la sorpresa, che ti verrà comunicata solo dalla signora di quello sportello. Attenzione, quando tornerai con quella cosa che ti mancava, ci sarà un altro signore allo sportello, che ti guarderà come uno scemo perché non sapevi che ci fosse da portare anche quell’altra cosa. Tsk tsk.
Sai che c’è però? Che tutte queste persone, sono belle, vere, gentili, disponibilissime.
Prima di arrivare qua, anzi, prima di arrendermi all’insistenza di mio marito che dovessimo scegliere l’Italia, e non la Spagna, e fare almeno un tentativo con la Puglia (anziché il nord Italia, oppure le bellissime Marche), avevo anch’io tutti i pregiudizi che sento esprimere da amici e parenti: l’inefficienza, la lentezza, il casino. E sì, molti degli stessi Salentini (perché questa è una Puglia comunque diversa) si lamentano delle stesse cose. La mia stupenda dottoressa mi ha detto proprio ieri: “Se non fosse per la casa, proprio il mattone fisico, e il mare, me ne andrei anch’io.”
E la signora dell’ASL, che ho visto per la prima volta che si scusava per la troppa effervescenza quel giorno perché arriva sua figlia, fresca di laurea, mi ha detto l’altro giorno, ricordandosi di me (all’interno di uno scambio tra la diversità degli uffici inglesi e questi di qui): “Eh, ma qui se ne fregano delle regole, bambini che entrano qui, toccano tutto. Non c’è rispetto per le regole. Ma le regole ci vogliono! Senza regole, è il chaos.”.
Capisco il suo punto di vista. Assolutamente. Ma stranamente, come già successe l’anno scorso, appena arrivata e dispersa tra mille difficoltà burocratiche, documenti, e via dicendo, qualcosa nell’aria di qua mi fa proprio pensare che sì, non sarà fatto con tutti i crismi, ma si farà. Piano piano, poco a poco, si fa tutto. Le regole si fanno man mano, si rispettano a volte si, e a volte no. Ma intanto, si vive. Quel che conta qui, prima, è vivere. E si cerca di vivere bene.

Vorrei dire a queste donne: io 15 anni fa disperavo dell’Italia. Eppure al nord le regole le seguono di più. Ma non sono belli come qua. Non hanno queste serenità che mi sta entrando dentro piano piano e mi sta sciogliendo l’ansia sociale accumulata per anni.
Sto meglio qua, anche se aspetto ancora di lavorare come si deve, anche se città estere succede di più, anche se al nord è un pochino più organizzato, anche se dell’Inghilterra tante cose mi piacevano ed erano fatte bene. Ma quel che circonda quelle regole migliori, non è bello come qua. La gente che incontri per strada o negli uffici non è bella come qua. E poi, dai, qua c’è il mare e ci vogliono gli occhiali da sole per fare colazione fuori.

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I am still waiting for my VAT number, requested in January.
Requesting the Italian National ID card is funny. You have to queue (randomly of course, the number machine has been out of order since last year at least) at the Municipality office to get an IBAN number (they can’t give it over the phone) then go to the bank and then queue again and bring the payment receipt. It would be simpler, you might think, and I thought, for there to have the correct and updated info on a lovely website that tells you what you need to do, and you go there with the online transfer receipt, all the docs you need (health card, tax number, anything else) and there! Done! Indeed, even better: send everything in digital format with an online form and there! You get your ID card sent at home.
But you would lose the satisfaction of always being right, when you explain to your husband that “you’ll see, you THINK you have everything you need based on what is written on the website, but no! There will always be a surprise, which you will be told by the lady at that counter. Beware, when you come back with that thing that you missed, there will be another gentleman at the counter, who will look at you like a fool because you didn’t know that there was something else you had to bring on top of that!” Tsk tsk.
Before arriving here, indeed, before surrendering to my husband’s insistence that we should choose Italy, and not Spain, and make at least one attempt with Puglia (instead of northern Italy, or the beautiful Marche), I also had all those prejudices that I hear from friends and relatives: inefficiency, slowness, the mess. And yes, many of the same Salentini (because this is a different sort of Puglia) complain of the same things. My lovely doctor told me yesterday: “If it were not for the house, the actual physical brick, and the sea, I would go too.”
And the lady at the National Health Service office, whom I saw for the first time as she apologised for her excessive effervescence that day because her daughter was arriving, fresh from graduation, she told me (within an exchange about the difference between English offices and these from here: “Eh, but here they don’t care about rules, children who come here, touch everything, there is no respect for the rules, but we need rules as without them, it’s chaos.”
I understand her point of view. Absolutely. But strangely, as happened last year, when I’d just arrived and I was lost in a sea of a thousand bureaucratic difficulties, documents, and so on, something in the air here makes me really think that yes, it is not done with all the trappings, but it will get done. Slowly, little by little, everything gets done. The rules are relative, they are sometimes respected, and sometimes not. But in the meantime, we live. What we’re concerned with first here is living. And we try to live well.
I would like to say to those women: I despaired of Italy 15 years ago. Yet in the north, where I lived before, the rules are followed more. But they are not as beautiful as here. They don’t have the peace of mind that is slowly growing inside of me and slowly melting the social anxiety that I have accumulated for years.
I’m better off here, even if I am still waiting to work properly, even if a lot more happens in cities outside, even if the north is a more organized, even if I liked many things in England and they were well done. But what surrounds that better application of the rules is not as beautiful as here. The people you meet on the street or in the offices are not as beautiful as here. And then, come on, here you have the sea and you need sunglasses to have breakfast outside.

Come diventare traduttore dopo più di vent’anni di esperienza or How to become a translator after twenty years’ experience – Part 1

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Da quando sono arrivata in Italia, esattamente un anno fa ieri, ma anche da prima di lasciare l’Inghilterra, mi ripromettevo di arrivare in Italia e fare tutto in regola. Prima di lasciare l’Italia nel 2006, andavo dalla CISL a farmi fare la contabilità perché volevo essere completamente in regola. Non avendo commercialisti furboni né la scaltrezza che viene insita all’italiano che deve sopravvivere, ovviamente, collassai sotto l’inefficienza del sistema, e me andai pur dovendo pagare un tot di tasse che mi lasciò sconvolta, dato che non solo erano troppo alte rispetto a quelle che avevo guadagnato, ma erano fisicamente di più di quanto avessi guadagnato! Non c’era verso per me di pagarle, non avevamo una lira in due, e dovevamo partire per un nuovo lavoro quindi non c’era tempo di provare a capirne la logica.
Quando abbiamo deciso di trasferirci in Italia dopo Brexit anziché la Spagna, il Portogallo o altro, sapevo che c’era una possibilità che lo stato italiano venisse a richiedermi quei soldi. Mio marito invece sperava fossero caduti in prescrizione. Io ero fatalista: andrà come deve andare. Non solo stavo tornando in Italia e volevo fare tutto in regola, ma stavo addirittura dicendo all’Agenzia delle Entrate che volevo tornare a fare la traduttrice.
Le condizioni della Partita IVA sono cambiate notevolmente, tanto che anche uno che guadagna poco come me, forse stavolta può permettersi di fare quei pochi soldi e di farli in regola.
Sapevo quindi che l’Agenzia delle Entrate non avrebbe avuto alcun problema a trovarmi. D’altronde, se voglio lavorare come si deve la Partita IVA devo averla per forza, e se mi avessero chiesto di pagare migliaia di euro, io semplicemente non li ho, non possiedo beni, quindi boh, che facciano un po’ come credano.
Nonostante io abbia presentato la domanda per aprire la Partita IVA entro i termini richiesti, cioè prima del 30 gennaio, non ho ancora una Partita IVA. È arrivata invece una letterina dell’Agenzia delle Entrate del mio ultimo comune di residenza che mi chiede i soldi che già erano troppi da pagare all’epoca, moltiplicato quasi per tre, per i ritardi.
Io ho risposto all’incaricato che ahimè, i soldi non li avevo prima né li ho adesso, che risiedevo all’estero regolarmente iscritta all’AIRE e non mi era arrivata alcuna notifica, e che non è possibile che mi abbiano recapitato alcun avviso nel 2008 in quanto non ero in Italia all’epoca. Che però comunque, non li avevo prima, e non li ho adesso, e se la benedetta agenzia dell’Entrate a Lecce non si fa sentire, non li avrò per tanto, tanto tempo.
Da una parte una vaga, antica ansia mi pervade. Dall’altra mi dico: non ho davvero nulla da perdere, nulla per loro da prendere: amen!
La cosa buffa, da sempre per me, è il mio costante tentativo di fare le cose onestamente, ma se per qualsiasi motivo non sono in regolissima al 100%, mi si becca sempre. E, ovviamente, non c’è verso per me di fare la furba, neanche per le cose più piccole, perché mi beccheranno SEMPRE.
È un tratto di famiglia, pare.
Mio nonno paterno apparteneva ad una famiglia che possedeva fior di alberghi e ristoranti a Capri e a Ischia. O forse entrambi. Dopodiché un fratello prese il vizio del gioco e andò tutto in malora. Mio nonno si fece carico di aiutarlo, ma nel processo perse lui quasi tutto. Mio nonno era poi diventato Procuratore della Repubblica. Era amico di Pertini, pare. Era talmente onesto nel suo lavoro, che gli tolsero un lavoro che riguardava Sofia Loren, in quanto non accettava di fare la minima eccezione e lei era una star. Mia nonna, di famiglia nobile di Puglia poi, immagino, impoverita, gli diceva che apprezzava la sua integrità, ma tutti i suoi colleghi rotolavano nei soldi e lui invece… Perché mio nonno non prese mai un soldo che non gli spettasse correttamente.
Mio padre, da piccolo, visse a lungo in una famiglia povera. Ma onesta!
Mio padre poi, con tutte le peripezie (che racconta nella sua serie di libri che consiglio vivamente, Una Vita Improbabile, acquistabile qui il primo – Europa Edizioni – con la copertina purtroppo vecchia, e qui – IBS il secondo, con la copertina di Paolo Puggioni) dovrebbe essere ricco! Ma non lo è, perché tutta la sua vita ha cercato di fare le cose in regola e si è dedicato troppo ad aiutare chi pensava avesse bisogno di aiuto (spesso dei furboni, come il fratello di mio nonno) anziché sé stesso.
Ed io? Io beh, non ho mai avuto la possibilità di diventare ricca perché prestissimo capii che cosa bisognasse fare per diventare ricchi e da subito non mi interessò, tutto quello sbattimento. Se mi entrava un soldo usciva subito. Non ho mai invidiato nessuno per i soldi che io non avevo perché sapevo che in qualsiasi momento avrei potuto cambiare stile di vita, priorità, eccetera e avrei potuto anch’io avere molti soldi.
Presi una decisione molto presto che determinò la direzione della mia vita, e non me ne pento.
Ora vivo in un luogo meraviglioso, e non ho mai un euro da parte, ma ce la facciamo a pagare quel che ci serve e stiamo benissimo. L’Agenzia delle Entrate ancora non ha risposto alle mie molte richieste, e quindi tuttora non possiedo Partita IVA, e quindi non posso lavorare più di tanto anche volendo, in quanto non posso fatturare grosse cifre. Ma non me ne preoccupo, aspetto. Se un giorno mi chiederanno tutti arrabbiati di pagare tasse per lavoro che non ho fatto, farò loro vedere che io ci ho provato a fare le cose giuste, ma loro non hanno risposto.
L’altro giorno camminavo con il mio cane anziano sul lungomare, felice di ogni raggio di sole, e intorno a me 4 persone sono passate parlando, camminando veloce per rimanere in forma, vestiti sportivi costosi, scendendo da macchine costose, la mattina presto, mare blu, e chi al telefono e chi con un altro erano tutti a parlare di soldi.
Soldi soldi soldi.
I soldi non servono più per fare le cose, i soldi sono il motivo per cui si fanno le cose.
Ma non si vive male così?

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Since I arrived in Italy, exactly one year ago yesterday, but also before leaving England, I promised myself to arrive in Italy and do everything by the book. Before leaving Italy in 2006, I went to the Workers’ Union to do my accounting because I wanted to do everything by the book. As I didn’t have clever accountants nor an Italian’s inherent cunning to survive, of course, I collapsed under the inefficiency of the system, and I left even though I had to pay an upsetting amount of tax that was not only too high compared to what I had earned, but was physically more than I had earned! There was no way for me to pay it, we didn’t have a penny between us, and we had to leave for a new job so there was no time to try to understand the logic behind it.
When we decided to move to Italy after Brexit instead of Spain, Portugal or other sunny countries, I knew that there was a chance that the Italian state would ask for that money. My husband, on the other hand, hoped enough time had passed that they would be time-barred. I was fatalistic: it will be as it will be. Not only was I returning to Italy and I wanted to do everything by the book, but I was even telling the Inland Revenue that I wanted to go back to being a translator.
The conditions for a VAT number (obligatory in Italy even from a very low amount of income) have changed considerably, so much so that even one who earns very little, like me, perhaps now can afford to make that little money and do it by the book.
So I knew that the Inland Revenue would have had no problem finding me. On the other hand, if I want to work properly I must have a VAT number, and if they ask me to pay thousands of euros, I simply do not have them, I don’t own any assets, so they can do what they want.
Although I submitted my application to open the VAT number within the required deadline, i.e. before the 30th of January, I don’t have a VAT number yet. Instead, I received a letter from the Inland Revenue of my last town of residence, asking me for the money that was already too much to pay at the time, multiplied almost by three, due to the delay.
I replied to the man in charge that, alas, I didn’t have the money before and I don’t have it now, that I lived abroad, regularly registered with the Register of Italians abroad and I had received no notification, and that it is not possible that I saw a notice they sent to my last address in 2008 because I wasn’t in Italy at the time. But anyway, I didn’t have them before, and I don’t have them now, and if the blessed Inland Revenue of Lecce doesn’t wake up, I won’t have them for a very long time.
On the one hand a vague, ancient anxiety pervades me. On the other hand I say to myself: I really have nothing to lose, nothing for them to take: too bad!
The funny thing, as always, for me, is my constant attempt to do things honestly, but if for any reason I’m not 100% in line, I always get caught. And, of course, there’s no way I can try to be sly about anything, not even for the smallest things, because they’ll ALWAYS catch me.
It’s a family trait, it seems.
My paternal grandfather belonged to a family that owned hotels and restaurants in Capri and Ischia. Or maybe both. Then a brother got a gambling habit and everything went to hell. My grandfather decided to help him, but in the process he almost lost everything. My grandfather then become a State Prosecutor. He was a friend of Pertini, Italy’s most beloved President, it seems. He was so honest in his job that they took a job involving Sophia Loren off him, as he didn’t accept making the slightest exception and she was a star. My grandmother, from a noble family of Puglia which then, I imagine, became impoverished, told him that he appreciated his integrity, but all his colleagues rolled in the money and he instead … Because my grandfather never took a penny that he wasn’t correctly entitled to.
My father, as a child, lived in a poor family for a long time. But they were honest!
My father himself, with all his adventures (which he tells in his series of books that I highly recommend, An Improbable Life, available here – Amazon UK – and here – Amazon UK the second, with covers by Paolo Puggioni ) should be rich! But he isn’t, because all his life he tried to do things with honesty but devoted too much to helping those whom he thought needed his help (often rascals, like my grandfather’s brother) rather than himself.
And me? Well, I never had the chance to get rich because I knew very quickly what to do to get rich and immediately I didn’t care for it, all that effort. If any money came my way, it left me just as quickly. I have never envied anyone for the money I didn’t have because I knew that at any time I could have chosen to change my lifestyle, my priorities, etc. and I could have a lot of money too.
I made a decision very early that determined the direction of my life, and I don’t regret it.
Now I live in a wonderful place, and I’ve never got a single euro to spare, but we can pay for what we need and we’re fine. The Inland Revenue still hasn’t responded to my many requests, and therefore I still don’t have a VAT number, and therefore I can’t work too much even if I wanted to, as I can’t invoice large amounts. But I don’t worry, I wait. If one day they will angrily ask me to pay taxes for work that I haven’t done, I will show them that I tried to do things by the book, but they haven’t answered.
The other day I was walking with my old dog along the waterfront, happy with every ray of sunshine, and around me 4 people passed me by talking, walking fast to stay fit, expensive sports clothes, getting out of expensive cars, early in the morning, blue sea, and whether on the phone or talking with another they were all talking about money.
Money money money.
Money is no longer something you need to do things, money is now the reason for doing things.
But isn’t that an unpleasant way to live?

Language learning for kicks…starting our sluggish brain oppure come imparare una nuova lingua e far ripartire il cervello.

I am learning German.

Actually I’ve been wanting to, and occasionally working towards, learning German for a couple of years now… I just get swamped with work and writing so I keep leaving it. Ever since I watched “Wings of Desire” (in German with subtitles, of course, the only way a foreign film should be watched) I realised that German was not a harsh language at all, it can be beautiful, poetic, and just lovely.

When I started running, after my third pregnancy, to try and lose the weight, I realised that when they said it makes you feel good they weren’t kidding. It would me a true “runner’s high” and I could physically feel those serotonin levels rising. Unfortunately, it also caused a little bone to fall through my foot and thus I was diagnosed (eventually) with hypermobility. So no more running for me. NEVERTHELESS!

The point is, learning a new language, gives you a similar thrill. At first you might feel clumsy, foggy, lazy… then something clicks and bang! Your brain is thanking you, as though you’d given it fresh water after a walk through the desert (what a terribly obvious image, I know, I did imply my brain felt sluggish).

So don’t be lazy, watch those foreign films in their original language (I loved watching Black and Stranger* on Netflix: Koraean drama!), read a book and choose a language to learn!

It puzzled me that they shared a similar storyline (in many elements!). Does anyone know anything about Korean dramas that I don’t?

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Sto imparando il tedesco.

In realtà, è da un paio d’anni che ho iniziato ad imparare il tedesco … Poi vengo sommersa dal lavoro e dalla scrittura, quindi continuo a lasciarlo.

Da quando ho visto “Il Cielo sopra Berlino” (in tedesco con i sottotitoli, ovviamente, l’unico modo per guardare un film straniero) mi sono resa conto che il tedesco non è affatto un linguaggio duro, può essere bello, poetico e piacevolissimo. Qua il video della poesia iniziale con la versione doppiata se proprio volete farvi del male (altrimenti più su trovate quella con i sottotitoli in inglese), e qua invece la traduzione della poesia in italiano.

Quando ho iniziato a correre per cercare di perdere peso dopo la mia terza gravidanza, mi sono resa conto che quando dicevano che correre ti fa sentire bene non stavano scherzando. Era un vero “runner high”, un forte senso di euforia, e sentivo fisicamente quei livelli di serotonina che salivano. Sfortunatamente, ha anche fatto sì che “cadesse” un ossicino del piede, per cui mi è stata diagnosticata (eventualmente) l’ipermobilità. Quindi niente più corse per me. COMUNQUE!

Il punto è che imparare una nuova lingua ti dà un brivido simile. All’inizio potresti sentirti goffo, ottuso, pigro … poi qualcosa scatta e bang! Il tuo cervello ti ringrazia, come se gli avessi dato acqua fresca dopo una passeggiata nel deserto (che immagine terribilmente ovvia, lo so, avevo infatti sottinteso che il mio cervello si fosse impigrito).

Quindi non impigrirti, guardati quei film stranieri nella loro lingua originale (mi è piaciuto guardare Black and Stranger * su Netflix: drammi coreani!), leggiti un libro e scegliti una lingua da imparare!

*Mi ha confuso che condividessero una trama simile (in molti elementi!). Qualcuno sa qualcosa dei drammi coreani che io non conosco?

European English

Up to recently, whenever you were writing for a European website, you would use UK English. In fact, seeing a European website written with the American spelling (color … ughhh) was almost disturbing.

It made sense for English UK to be used as the official language for the English version of a European website, because the UK was part of Europe and English originated there.

Time has passed for England: they are no longer at the head of an Empire, they are now the smallest of all English speaking countries (except perhaps for Malta), and American English is still predominant in countless manifestations of the written, even spoken English.

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Countries with English as an Official Language and the Language of Instruction in Higher Education

Anguilla
Ireland, Northern Singapore
Antigua and Barbuda Ireland, Republic of Solomon Islands
Australia Jamaica South Africa
Bahamas Kenya Swaziland
Barbados Lesotho Tanzania
Belize Liberia Tonga
Bermuda Malawi Trinidad and Tobago
Botswana Malta Turks and Caicos Islands
British Virgin Islands Mauritius Uganda
Cameroon Montserrat United Kingdom
Canada (except Quebec) Namibia Vanuatu
Cayman Islands New Zealand Wales
Dominica Nigeria Zambia
England Papua New Guinea Zimbabwe
Fiji St. Kitts and Nevis
Gambia St. Lucia  
Ghana St. Vincent and the Grenadines  
Gibraltar Scotland  
Grenada Seychelles  
Guyana Sierra Leone  

 

Feeling has a lot to do with language. After the war in Italy, it was the Americans most people remembered as the liberators, not the English. American was the language used in films, in popular TV shows, which people who wanted to learn English watched. American English was just as requested as UK English in Italian language schools.

In the translations world, there may have been a little more discrimination, it was up to whatever market the website was intended for. But generally speaking, it made sense to use UK English for anything that wasn’t specifically aimed at the US market, even if it wasn’t specifically aimed at the UK market.

Now, not so much.

Especially when it comes to the English language, whom a dear friend used to define “A bitch”. The English language has known and become so many different forms, accents, vocabulary, that, in the words of a BBC Radio 4 show producer, “There is no such thing as a correct way to pronounce an English word”.

And yet, we all liked the idea of a sort of homeland for the English language. As Europeans, especially, we laughed along with the humorous teasing of the Northern American English as being “not the proper English”. Remember this letter to the US revoking their independence? It’s still funny.

Matters are quite different now. Whether or not you are a lover of the ideals behind the European Union, it is a fact that the UK has chosen to get out. If it doesn’t really make sense to use this flag for an English version of a European websites

usflag

does it really still make sense to use this one?

ukflag

Perhaps we should start using the pretty Irish flag (sorry Malta, you’re too little!)

irishflag

When speaking out of a European context, would it be fair to say that speaking English the way any of the above countries do, if it differs from UK English, is “incorrect”? For the first time in many years, I finally feel that any English, even a mixture of origins such as my Spanish is (my Spanish combines Spanish from Andalucia and Madrid (from my studies and life experience – as well as from Peru and Venezuela), is just fine, even if we do continue to use the UK flag.

 

IAPTI and translating ethically

I have very happily become a member of IAPTI (see my profile page here)
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Needless to say, these days it seems most are concerned with what us, as translators, can offer in terms of quality, reliability, promptness, precision and so on, but very little is usually offered in terms of customer courtesy, prompt payments, fair fees and so on.
But what can you do? We love our job! With this, I intend to assure you of what you will receive from me, but also encourage you to read up on what might be nice to get from you.

Here’s to making the world a more understandable place!

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Con grande piacere sono diventata membro di IAPTI (la mia pagina qui)

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Inutile dire che di questi tempi pare che la maggior parte siano preoccupati di cosa possiamo offrire noi traduttori, per quanto riguarda qualità, affidabilità, velocità e precisione, ma molto poco viene di solito offerto in termini di cortesia del cliente, pagamenti puntuali, tariffe giuste e via dicendo.

Ma che ci vuoi fare, amiamo il nostro lavoro! Con questo intendo assicurare voi di quello che riceverete da me, ma anche incoraggiarvi a dare un’occhiata di cosa sarebbe carino potersi aspettare da voi.

Un brindisi a un mondo più comprensibile!

 

Relocating to Italy, working as a freelance translator and teacher.

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My daughter on her favourite pony, Silvano The Patient One

I suddenly found myself working in a beautiful place, a horse riding school, and training centre holding proper competitions and so on, called Centro Ippico Il Monte Centro Ippico Il Monte in Copertino (A Guardian article about Salento, Puglia).Immersed in vineyards and olive groves, it is organising bi-weekly summer camps during which children from very young (4) to about 12 learn to ride or perfect their riding skills, they learn about what the countryside is like, food preparation, arts and crafts and the like. They also, and that’s where I come in, decided to give access to a native English teacher for their kids.

I used to teach English, Italian and Spanish a few years ago. It was natural at the time, to work with small groups, whether organised by a school or by myself, all with similar ages, objectives and levels.

I meant to start working as a teacher again in September, once my daughter resumed school and once my husband moved here with us from the UK, but this opportunity came up and my daughter was of the right age and she could come along, so I was thrilled to dive into this experience.

A few observations:

  • Kids, as always, are wonderful to teach: they are usually keen, easily made to be curious, and are very open about their objectives and interests so it is very easy to adapt to them, and provide them with exactly the level and type of learning they require. Adults can be far more secretive and are often expecting you to “lay it out for them”, rather than openly saying “Ok, Teacher, this is what I want”!
  • As regards the point above, there are in teaching, as well as in translation, various approaches by professionals themselves. Everyone has their method and their idea. Mine was always to adapt to the student. Which is why, as you can imagine, having many many children of very, very different ages, levels of ability and interests, is incredibly challenging! But exciting too: I wonder, what will I do next? How can I overcome this little snag? (and by little snag you can sometimes read: absolute mayhem and chaos caused by a few kids that get bored the instant the approach does not cater specifically to them! Kids, I tell you, they are HONEST).
  • I remain, however, truly impressed when I come across a kid, and I often do, who has decided he or she wants to improve their English. No parent needs to convince them, no teacher needs to impose on them, they know what they want, why they want it, and how they will use it. I am talking of 5 to 12-year-olds here. It is impressive.
  • The very little ones, as I learnt through teaching classes of very tiny tots, can be even more impressive: as long as you’ve had the time and the means to organise lessons around their own bright little minds. The ease and quickness with which they pick up on songs, rhymes and laughs are astounding. However, put them in a room with slightly older kids trying to learn, and you’re done for. They are demolishers.
  • There is a need for English in this region, as this part of Italy with its astounding beauty and willingness to work hard and to do what they do with the utmost care and attention, is worth advertising abroad. Salento specifically does not just offer turquoise, Caribbean-like beaches. It offers art, architecture, skilled work and crafts and no-nonsense and yet truly pleasant people to interact with. More people need to do business with this area, and the language of business is still English. Though of course, should there ever be a wish for some Spanish lessons, I would be most happy to oblige, as a bit of my heart still lies in that very Caribbean of which we spoke.
Trasferirsi in Italia, lavorando come traduttore freelance e insegnante.Improvvisamente mi sono trovata a lavorare in un posto bellissimo, una scuola di equitazione, centro di addestramento e maneggio chiamato Centro Ippico Il Monte.
Immerso in vigneti ed uliveti, organizza campi estivi di due settimane, durante i quali i bambini dai più piccoli a circa 12 anni imparano a cavalcare o perfezionare le loro abilità, conoscono la campagna, la preparazione del cibo, arti ed artigianato e così via. Hanno anche, e qui entro in ballo io, deciso di dare accesso ad un insegnante madrelingua ai loro ragazzi.

Io insegnavo inglese, italiano e spagnolo qualche anno fa. Era naturale a quel tempo lavorare con piccoli gruppi, organizzati da una scuola o da me, tutti con età, obiettivi e livelli simili.

Avevo intenzione di riprendere a lavorare come insegnante a settembre, una volta che mia figlia avesse ripreso la scuola e una volta che mio marito ci avesse raggiunte qui dall’Inghilterra, ma è arrivata questa opportunità e mia figlia è dell’età giusta e può aggiungersi a noi quindi sono stata entusiasta di immergermi in questa esperienza.

Alcune osservazioni:

  • I bambini, come sempre, sono meravigliosi da insegnare: sono appassionati, facili da rendere curiosi e molto aperti sui loro obiettivi ed interessi, rendendo molto semplice adattarsi a loro e fornire esattamente il livello e il tipo di apprendimento che richiedono. Gli adulti possono essere molto più chiusi e spesso si aspettano che tu “metta tutto sul tavolo pronto”, piuttosto che dire apertamente “Ok, insegnante, questo è quello che voglio”!
  • Per quanto riguarda il punto sopra, ci sono nell’insegnamento, così come nella traduzione, diversi approcci da parte dei professionisti stessi. Ognuno ha il proprio metodo ed idea. La mia è sempre stata di adattarmi allo studente. Ecco perché, come si può immaginare, avere molti molti ragazzi di età, livelli di abilità e interessi molto diversi, è incredibilmente impegnativo! Ma anche eccitante: mi domando, cosa posso fare ora? Come posso superare questo piccolo ostacolo? (E a volte per ostacolo si intende: un assoluto e totale caos causato da alcuni ragazzi che si annoiano nell’istante stesso in cui l’approccio non si rivolga specificamente a loro! I bambini, ti dico, sono SINCERI).
  • Rimango però veramente impressionata quando incontro un ragazzo o una ragazza, e spesso succede, che ha deciso che vuole migliorare il proprio inglese. Nessun genitore ha bisogno di convincerli, nessun insegnante deve imporsi, loro sanno ciò che vogliono, perché lo vogliono e come lo useranno. Sto parlando di ragazzi dai 5 ai 12 anni. È impressionante.
  • I più piccoli, come ho imparato facendo gruppi di insegnamento dell’inglese a bimbi molto piccoli in Italia, possono essere ancora più impressionanti: purché tu abbia il tempo e i mezzi per organizzare lezioni che si adattino alle loro piccole brillanti menti. La facilità e la rapidità con cui imparano canzoni, rima e risate è sorprendente. Tuttavia, mettili in una stanza con bambini leggermente più anziani che cercano di imparare, e sei finito. Sono demolitori.
  • C’è bisogno di inglese in questa regione, perché questa parte dell’Italia con la sua straordinaria bellezza e la sua volontà di lavorare duramente e di fare ogni cosa che fanno con la massima cura e attenzione, vale la pena di essere pubblicizzata all’estero. Il Salento in particolare non offre solo mare turchese, spiagge come quelle caraibiche. Offre arte, architettura, lavoro qualificato e artigianato e persone che fanno le cose fatte bene ma al contempo sono veramente piacevoli da interagirci. Più persone dovrebbero fare affari con questa zona, e il linguaggio degli affari è ancora l’inglese. Anche se, naturalmente, se ci fosse un desiderio di qualche lezione di spagnolo, sarei felice di provvedere, dato che un po’ del mio cuore rimane ancora in quegli stessi Caraibi di cui si parlava.
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Siamo tutti delle Aloe Vera/We are all Aloe Vera

Che possiamo fare, se non adattarci alle nostre circostanze? Se ci metti in una tanica piccola, rimaniamo piccoli, se ci lasci respirare, espandere, diventiamo sempre più grandi, ci allarghiamo fino ai uscire dai confini del nostro essere e trascendiamo noi stessi.

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Il mio cane sapeva che mia figlia ed io ce ne stavamo andando per non tornare mentre facevamo gli ultimi preparativi per lasciare l’Inghilterra, stava immobile e fermo fermo osservando tutto ciò che facevamo. Quando siamo partite, avevo il peso nel cuore: è un cagnone anziano, sopravviverà al dolore della separazione? Certo, a casa con lui rimanevano mio figlio e mio marito, e le sue due gatte, e l’avevo rassicurato che sarebbe venuto anche lui, dopo…

Poi, il giorno che mio marito finalizzò gli accordi con i trasportatori che avrebbero portato Zoom in Puglia dall’Inghilterra, il piccolo grande Zoom iniziò, mi dice mio marito, a stare a cuccia sempre guardando verso la porta. Sapeva che ormai tra poco sarebbe partito, e sarebbe venuto dalla sua Migliore Amica. Nel posto in cui il mio cagnone dal Piemonte italiano che per 11 lunghi anni ha vissuto in Inghilterra, sarebbe venuto a trascorrere la sua pensione. Nel caldo, amabile, gentile e coloratissimo Salento, a scaldare le sue ossa stanche di mille corse attraverso i campi al sole.

Stamattina mio marito l’ha portato fuori come al solito, e poi mi ha scritto:

Zoomino andato:)

Era tutto eccitato

Cioè lo sapeva troppo, l’ho passato con guinzaglio al tipo e l’ha seguito senza fare una piega, tutto contento

Anche stamattina quando l’ho portato fuori voleva andare in macchina, poi saranno due settimane che stava davanti alla porta

Ma stamattina in particolare era tutto frizzante 🙂

He’ll be fine

 

Se penso che la stessa specie che capisce e prova così tanto viene abbandonata qui a Santa Maria al Bagno da quelli che vanno in vacanza e piuttosto che prendersi un albergo, casa, campeggio che accetti animali (e ce ne sono davvero tantissimi, adesso, non ci sono scuse) li abbandonano. Come fai ad abbandonare un animale che si fida completamente di te?

La nostra anima è tanto grande quanto i limiti che ci poniamo.
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What can we do but make sure we fit in our circumstances? If you put us in a small bowl, we remain small, but if you let us breathe, expand, we grow bigger, and bigger until we burst out of the boundaries of our being and transcend ourselves.

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My dog ​​knew that we were going and not returning as my daughter and I prepared to leave England, he sat very still and silently watched everything we did. As we left, I had a heavy heart: my big old doggy, would he survive the pain of separation? Of course, my son and my husband and his two cats would be staying with him, and I’d told him he’d join us too, later, but still…

Then, the day my husband made the final arrangements with the couriers who would take Zoom in Puglia from England, big Zoom began, my husband tells me, always lying down facing the front door. He knew that any minute now he would leave, and he would come join his Best Friend. To the place where my handsome Italian dog, who lived for 11 long years in England, would come to spend his retirement years. In the warm, loving, gentle and colourful Salento, to warm his bones, tired after a thousand runs through the fields, in the sun.

This morning my husband took him for his usual walk and then wrote to me:

 

Zoomy gone 🙂
He was all excited
He just knew it, I handed over his leash to the guy and he followed him without a single afterthought, all happy.
Even this morning when I took him out he wanted to go to the car, plus he’d spent the past two weeks sitting before the door
But this morning in particular he was all excited 🙂
He’ll be fine

If I think that the same species who understands and feels so much is abandoned all over the place here in Santa Maria al Bagno, by those who go on holiday and rather than booking a hotel, house, or campsite that accepts animals (and there are really many, now, there are no excuses), they abandon them. How do you abandon an animal that trusts you so completely?

Our soul is as great as the limits we set ourselves.

 

La nostra nuova vita in Salento – 2/Our new life in Salento – 2

Il caldo è iniziato e stamattina, dopo una meravigliosa sosta sul lungomare a prendere un donut, un latte macchiato senza zucchero da quanto erano dolci il caffè e il latte, e un pasticciotto, dolcetto tipico di queste parti, poi una sosta piacevolissima al parcogiochi sul mare, chiacchierando con persone che sono scappate da Londra a fare crescere i bambini in un luogo più sano e bello, e una mamma di una bambina che probabilmente andrà a scuola con mia figlia, infine una microcamminata sugli scogli, siamo tornate spedite alla macchina trovata già rovente e siamo salite su in fretta in fretta alla nostra casetta, fresca e vivibile.

Oggi dicevo a mia figlia, che era impressionata dalla facilità con cui facciamo amicizia qua, o parliamo con le persone, vedi, questo è il rapporto naturale che ci dovrebbe essere tra gli esseri umani. Sì a noi sorprende perché veniamo dall’Inghilterra, ma è questo che è normale, non il contrario.

Parlarsi, raccontarsi, viversi.

Traduco il mio romanzo, ricordo perfettamente tutti gli anni trascorsi prima di questo, e la tristezza di fondo che permea il mio libro, The House of Blue (potete leggerlo qui)

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i fantasmi che vi aleggiano che sono ancora lì, ma adesso seduti, in disparte, perché intorno a me c’è il sole.

Questo pomeriggio incredibilmente è nuvolo, e ha pure piovuto un po’. Immediatamente la malinconia si avvicina un po’, mi guarda speranzosa. Ok, le dico, mi metto a tradurre, ma non vado oltre. Malinconia qui non sei più di casa.

In Salento in questo momento mi sento a casa, qui dove davvero il colore che domina è il blu.

 

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The heat began this morning, after a marvellous stop on the waterfront to grab a donut, a sugar-free caffelatte since the coffee and milk were so sweet already, and a pasticciotto, a traditional pastry of these parts, then a very pleasant stop at the playground overlooking the Sea, chatting with people who have run away from London to raise their children in a healthier and more beautiful place, and a mother of a little girl who will probably go to school with my daughter, finally a micro-walk along the rocks, we went back to the car which we found found scorching hot and drove up quickly back to our little fresh and liveable house.

Today I said to my daughter, who was impressed by the ease with which we make friends here, or talk with people, you see, this is the natural relationship there should be among humans. Yes, we are surprised because we come from England, but this is what is normal, not the other way around.

Talking, telling, living.

I translate my novel, I remember perfectly all the years before this, and the melancholia that permeates my book, The House of Blue (you can read it here)

The ghosts that lie there that are still around, but now sit, on the side, because the sun shines around me.

This afternoon is, incredibly, cloudy, and it has rained a bit. Immediately the melancholia approaches, looking hopefully towards me. Okay, I tell her, I’m going to translate the book, but I’m not going beyond that. Melancholia is no longer at home here.

In Salento, right now, I feel at home, surrounded by the dominating colour, the colour blue.

 

Salento – First week/Salentine – Prima settimana

I write in the morning. There is that perfume in the air, a scent that was also in Andalucia. Scent of Mediterranean pines, the sea, dry grass.

In the evening when my daughter and I are ready to sleep, Winston starts singing. That is what we called the mysterious and lazy night bird in memory of a famous jazz player, because Jazz is the music of the night. Then they told us it was an owl.

460x280_920Civetta (foto di Mariella Nicastro)

Winston’s song appeared to be extremely monotonous at first: only a note, repeated loud and clear at the same beat, from the same identical place on some olive tree behind us, every night. Then we heard that no, he changes it! Sometimes it changes, sometimes he adds another, about every hour.

His is a delicate and careful job, and Winston is singing to us every night as a lullaby, keeping us company when we stayed awake to catch mosquitoes (thanks to Raid, that’s in the past now) or when we were cold, that sudden and unexpected cold that greeted us when we first got here. Even that, it seems, is an old story.

Iolanda, the grandmother of the host family, says life is not always pink, it is sometimes grey, but when it’s grey, you should look at it as if it still were pink, to more easily find solutions to any problems. How right she is, and how much easier it is to see it pink here, surrounded by generous nature, sea, scents, and chatty night owls.

From Francesco, our first arrival point in the beautiful Bari, to our neighbours, all known over a few days, we found nothing but gentle people, with a ready smile, without pomp and without excess, just my type of people: gentle, sincere, but without being intrusive.

It is true that so many heavy things are going on in the world. It is true that somehow I am amused to see May rush into this election because she knows that Brexit (what drove us to leave England) will be a monstrous mess, but she does not want the historical responsibility to fall on her. And how can you blame her? But I no longer care.

Instead, I want to be more involved in my local reality.

For example, I noticed that outside every supermarket, at different times of the day, there is an African boy or girl who asks for a bit of spare cash. Helping you with the trolley, always polite, they try not to be intrusive. I thought that one day, if I were able to found a job exchange centre, I would stop and instead of money I would offer them a business card. But I couldn’t resist and blurting out a frustrated expression in English, (I’ll call him Andrea because I did not have the promptness to ask for his name), Andrea asked me to stop and chat, and I stopped and talked to him.

He told me he has a wife, and two children. He came to work in the countryside, but when the countryside labour season ends, he still has to feed his children. He tells me that he does not like standing in front of the supermarket either.

I told him Of course! You are young, you are capable!

He proudly tells me Exactly! I am a boxer! And he takes the stance. He tells me sometimes they ask him to do some fighting here, but they do not pay him.

I tell him, “You could teach boxing to the boys here!”

“Yes, I would love it!”

But I’m black, he says. I tell him: No, that’s not so much it. You’re a foreigner, an immigrant, that’s the real problem.

I tell him I wishedI could do something more one day, but in the meantime, I’ll give him a couple of euros, to wish him good luck, I thank him for the chat, and I bid him farewell. I think to myself this young man speaks four languages: the Italian I heard, the English we talked in, the French he almost certainly speaks fluently for the area of Africa he is from, and his local language. Four languages and can’t get him to work?

Then my daughter, whom I had left in the car telling her I was just going to put the trolley back, arrived. She was in tears, scared, because I wasn’t coming back. A sign from life that, alas, the time to help others has not yet come, we must first settle down ourselves.

As we left, my daughter still in tears, I see Andrea joyfully waving goodbye. It’s not for the money, it’s for the chat. We are all human beings, we all have the right to be treated as such, with dignity.

I am also interested in the large amount of stray, abandoned dogs (and cats). L.’s dad says to me that there used to be a collection service, a kennel, now it costs too much. People come here and leave them, every summer the same thing. My daughter and I want to do something, but for that also, it is not the time yet. Right now I just have to think that my dog and my cats will arrive from England in late May. And my husband is coming to visit for a whole week! I can’t wait.

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Scrivo al mattino. C’è quel profumo nell’aria, quel profumo che c’era anche in Andalucia.

La sera quando mia figlia ed io noi siamo già pronte ad andare a dormire, inizia a cantare Winston, come abbiamo chiamato il misterioso uccello notturno più pigro del mondo, prima che ci dicessero che si tratta di una civetta, per ricordare un famoso Jazzista, perché il Jazz è la musica della notte.

460x280_920Civetta (foto di Mariella Nicastro)

Winston ha un canto che all’inizio pensavo fosse estremamente monotono: solo una nota, ripetuta chiara e lucidamente allo stesso ritmo, dallo steso identico luogo su qualche ulivo dietro a noi, tutte le notti. Poi abbiamo sentito che no, che lui la cambia! A volte cambia nota, a volte ne aggiunge un’altra, ogni ora circa.

Il suo è un lavoro delicato e attento, e a noi Winston ci canta tutte le notti la ninna nanna, ci faceva compagnia quando restavamo sveglie a catturare zanzare (grazie a Raid, è una evento del passato) o quando avevamo freddo, per via del freddo improvviso e inaspettato che ci ha accolte qua in Salento. Anche quello, mi sa, una vecchia storia.

Iolanda, la nonna della famiglia dei padroni di casa, dice che la vita non sempre è rosa, talvolta è grigia, ma quando è grigia, bisogna guardarla comunque come fosse rosa, per trovare facilmente le soluzioni ai problemi. Quanto ha ragione, e quanto risulta più facile vederla rosa qui, circondati da natura generosa, mare, profumi, e civette canterine.

Da Francesco, il nostro primo punto di arrivo nella bellissima Bari, ai nostri vicini di casa, conosciuti tutti in pochi giorni, non abbiamo trovato che persone gentili, col sorriso pronto, senza sfarzo e senza eccessi, come piacciono a me: gentili, sinceri, ma senza essere invadenti. La mia gente.

È vero che stanno succedendo tante cose pesanti al mondo. È vero che un po’ mi diverte vedere la May che si arrabatta a far fare le elezioni perché sa che Brexit sarà un pasticcio mostruoso, ma non vuole che la responsabilità storica ricada su di lei. E come biasimarla? Ma non mi interessa più.

Invece voglio interessarmi della mia realtà locale.

Ad esempio ho notato che fuori da ogni supermercato, in diversi orari del giorno, c’è un ragazzo o una ragazza africana che ti chiede un soldino. Ti aiuta col carrello, sempre gentili, cercano di non essere invadenti. Pensavo che un giorno, quando sarò riuscita a fondare un centro per lo scambio del lavoro, mi fermerò e invece del soldino offrirò loro un biglietto da visita. Ma non ho resistito e avendo fatto un commento in inglese di frustrazione, lui, chiamiamolo Andrea perché non ho avuto la prontezza di chiedergli il nome, mi ha chiesto di parlare, e io mi ci sono fermata e ci ho parlato.

Mi ha detto che ha una moglie, e due bambini. È venuto per lavorare nella campagna, ma quando la stagione del lavoro in campagna finisce, lui deve comunque ancora dare da mangiare ai suoi figli. Mi dice che anche a lui non piace stare davanti al supermercato.

Gli ho detto caspita, sei giovane, sei abile!

Lui con orgoglio mi dice Infatti! Prima facevo il pugile! E si mette nella posizione. MI dice che alle volte gli chiedono di fare i combattimenti qua, ma non lo pagano.

Io gli dico: “Potresti insegnare pugilato ai ragazzi di qua!”

Sì, mi piacerebbe moltissimo!”

Ma sono nero, dice. Io gli dico: No, non è tanto quello. È che sei straniero, immigrato, è quello il problema.

Gli dico beh, spero un giorni di poter fare qualcosa, ma nel frattempo, gli do un paio di euro, per augurargli buona fortuna, lo ringrazio per la chiacchierata, e lo saluto. Penso accidenti, questo ragazzo parla 4 lingue: l’italiano che ho sentito, l’inglese con cui abbiamo chiacchierato, il francese quasi certamente per la zona d’Africa da cui proviene, e la sua lingua locale. Quatto lingue e non possiamo farlo lavorare?

Dopodiché arriva mia figlia che avevo lasciato in macchina, dicendole che sarei andata a riportare il carrello. Era in lacrime, spaventatissima, perché non mi aveva vista tornare. Un segno della vita che, ahimè, il momento di aiutare gli altri non è ancora giunto, dobbiamo prima sistemarci noi.
 

 

Mi interessano anche la grande quantità di cani (e gatti) vagabondi, abbandonati. Mi dice il papà di L. che prima c’era un servizio di raccolta, un canile, ora costa troppo. La gente viene qua, e li abbandona, ogni estate lo stesso scempio.

Anche lì, per ora devo solo pensare che a fine maggio arriva il mio cagnone, e arrivano le mie gatte. E arriva anche mio marito, per un’intera settimana! Non vedo l’ora.